
Nono album per i cechi Inferno, che, dopo un disco intenso e imponente come Paradeigma (2021), tornano a ribadire il proprio credo avanguardistico, con un disco musicalmente altrettanto valido, improntato, da un punto di vista strettamente concettuale, sull’idea che noi fruitori si possa diventare esclusivamente “testimoni silenziosi del caos del cosmo”, e che, quindi, si debba abbandonare ogni velleità, rinunciando all’idea di determinare il nostro presente, e il nostro futuro. The Anthropic Sophisms (On the Heights of Despair), pubblicato nel pieno della stagione estiva dalla Debemur Morti Productions, è un album che, conseguentemente, non possiamo che inquadrare come estremamente improntato ad una visione notturna indipendentemente da quella che vogliamo scegliere come prospettiva.
Costruito intorno ad un tessuto connettivo che permette di incastrare alla perfezione tutte le devianti sonorità, spesso in contrasto tra loro, ma tutte costantemente orientate verso una celebrazione della più profonda oscurità, il disco del quartetto ceco punta direttamente all’impatto, e alla maestosità, rigettando l’idea di forma canzone per come siamo abituati a conoscerla. Un album (giustamente) ambizioso, che riesce nell’impresa di confermare quelle che erano le idee di partenza, ottenendo esattamente tutto ciò che si erano prefissi gli Inferno in sede di composizione, grazie ad una costruzione intelligente, elegante, razionale, di autentica avanguardia sonora, ed espressiva. Quello di The Anthropic Sophisms (On the Heights of Despair) è un paradigma atmosferico di primissimo piano, orchestrale, ma anche claustrofobico, che emerge ini tutto il suo carico inquietante, e che possiamo pensare come realmente soffocante. “Quelli bravi”, quelli cioè che capiscono di musica (ma tendenzialmente, un po’ di tutto, e non ne fanno mistero) li hanno da tempo collocati, e incasellati, in un ambito black metal che, noi, da sempre restii ad accettare le classificazioni spicciole, soprattutto quelle di comodo, facciamo estrema fatica a condividere, e a capire. Ci sfugge il senso di voler (e di dover) per forza classificare, sempre e comunque, ogni cosa, in ambito musicale. È un esercizio di stile che continuiamo a considerare estremamente superficiale. Soprattutto se parliamo di un lavoro di questa portata, e di questa intensità. Quello di The Anthropic Sophisms (On the Heights of Despair) è infatti un mondo talmente vasto che non può essere ricondotto ad un binomio stringato. Siamo inoltre convinti del fatto che all’interno del disco, nascosto, e pronto a emergere, ci sia molto di più di quello che siamo stati in grado di cogliere. Un sottobosco che emerge alla distanza, da assaporare un pò alla volta.
Ritualistico, ispirato, folle, e visionario, quasi entusiasmante nei suoi momenti di maggiore crescita, nei crescendo, e nella ricerca di quei passaggi atmosferici che lo elevano ben al di sopra della media The Anthropic Sophisms (On the Heights of Despair) è un album sofisticato che non ci stancheremo mai di ascoltare, proprio perché in grado di rivelare ad ogni ascolto, sempre qualcosa di inedito. Un album quindi estremamente gradevole, digeribilissimo nonostante la sua complessità, che lascia in noi la sensazione che, nel momento in cui la band deciderà di alienare anche gli ultimi, residui, legami di un retaggio black metal che non gli appartiene più, potrà essere in grado di arrivare ad esprimersi ad un livello qualitativo ancora maggiore. Diviso in quattro momenti, per un totale di quarantuno minuti complessivi, il disco è un ottimo esempio di come un certo tipo di sonorità estreme possa risultare gelido e agghiacciante, pur senza disdegnare passaggi di autentico lirismo che lasciano intravedere una bellezza distorta e misteriosa. In estrema sintesi The Anthropic Sophisms (On the Heights of Despair) è un album fortemente audace, violento, e angosciante, che sancisce l’ennesimo passo avanti di una band a cui prestare tutta la nostra attenzione, proprio in virtù di una (al momento apparentemente) inarrestabile crescita.
(Debemur Morti Productions, 2026)
1. Fission of the Soul
2. Dekranos Katexochen (Mých smrtí je bezpočet, mých nemocí mnoho)
3. With Raving Mouths They Utter Things Mirthless, Unadorned and Unperfumed
4. Circulus Vitiosus Deus (The Infinity Ravages All)


