
Il mondo onirico è da secoli fonte di ispirazione artistica, in qualunque ambito, e i norvegesi Kalandra decidono di viaggiare musicalmente proprio in questa dimensione con il loro nuovo album The Other Side, un lavoro che si distacca parzialmente dalle precedenti opere per approccio e intensità, pur restando saldamente nelle coordinate dei Nostri. L’opera è il risultato di una sorta di diario tenuto dai membri della band, i quali hanno deciso di annotarsi le proprie visioni oniriche e trasformarle in materia sonora, dando vita ad una sorta di flusso di coscienza variegato nel quale si intrecciano languore, inquietudine e introspezione, con variazioni melodiche e umorali che tengono il tutto perennemente in bilico tra un sogno leggerezza e un incubo imminente.
I Kalandra hanno un’arma, neppure tanto segreta, che non si vergognano affatto ad usare: Katrine Stenbekk ha una voce incredibile, che inserita nel contesto musicale tipicamente norreno della band crea una sinergia unica. In questo scenario non sfigura un richiamo all’elettronica nordica e malinconica dei Röyksopp più atmosferici, con quel loro modo di intrecciare synth glaciali, pulsioni ritmiche e voci femminili eteree e ipnotiche. Chiaramente i Nostri si muovono su una direzione più “rock-oriented”, con forti innesti folk e pop atmosferico alternati a fughe dal sapore “-gaze”, ma è innegabile che, quando virano sui tappeti elettronici e synth più algidi e ampi, la mente vola facilmente verso i già citati Röyksopp. La scaletta regala momenti di notevole impatto ed evoluzione stilistica. Pezzi pi dinamici e tesi come “Animal” o “Chasing Dreams” sono controbilanciati da momenti più essenziali ed eterei come “A Ship Has Left the Shore” e “Lost in the Dark”, solo per citare gli estremi del range musicale dei Kalandra. A livello di gruppi o artisti similari, per permettere ai lettori di farsi un’idea più a fuoco, possiamo citare Myrkur (per le fughe più acustiche e folk), AURORA (cantautrice norvegese dalla voce incredibilmente vicina, anche per approccio alla materia, alla cantante dei Kalandra) e Lindy-Fay Hella (per lo stesso motivo), Dead Can Dance per le movenze rituali di certi pezzi, Sylvaine (quando le ritmiche si fanno più incalzanti), i Whispering Void ed i The Gathering per alcune evoluzioni a metà tra il trip-hop ed il progressive, e i già citati Röyksopp.
The Other Side è un album assolutamente convincente in grado di trascinare l’ascoltatore in territori tanto alieni quanto terreni, e i Kalandra si confermano una band ormai matura, variegata nello stile ma allo stesso tempo caratterizzata da una unicità di fondo che li distingue e che sarà alla lunga la loro arma vincente. L’esordio The Line resta probabilmente ancora inarrivabile per una serie di motivi (effetto sorpresa, immediatezza emotiva, maggiore coinvolgimento), ma stiamo comunque parlando di un disco che molte altre band pagherebbero per realizzare con la stessa classe.
(By Norse Music, 2026)
1. In the Shadows
2. Animal (feat. Elinborg)
3. Lost in the Dark
4. Let Me Be Open
5. Chasing Dreams
6. A Ship Has Left the Shore
7. Beauty & the Beast
8. Descend the Stars (feat. Árstíðir)
9. The Other Side (feat. Árstíðir)
10. Melanchoholic


