
Quarta prova sulla lunga distanza per i veneziani Kröwnn che, con questo Santa Somnia, vanno ad arricchire la loro rocciosa proposta doom metal con parti quando più thrash, quando classic e persino con qualche accento punk rock (e altro, come vedremo più avanti). La formazione vede i due fondatori Michele Carnielli a voce e chitarra e Silvia Rossato al basso, affiancati da Nicola Bordignon alla chitarra (il suo ingresso è datato 2017) e l’ultimo arrivato Mimmo Bennici alla batteria (che sostituisce l’altra fondatrice del gruppo Elena Fiorenzano) e dopo aver affrontato a livello tematico il fantasy di Howard, Martin e Moorcock e l’immaginario veneziano con l’ultimo Blüedeep, si concentra su un concept che, partendo dalle trame di videogiochi quali Dark Souls, Bloodborne ed Elden Ring e dall’oscurità di fondo del manga Berserk, fa precipitare la psiche del protagonista in un mondo in disfacimento dove incubo e realtà coincidono. Da queste basi si sviluppa la musica di Santa Somnia che va così a restituire l’instabilità emotiva e l’agonia mentale al centro del concept.
Sette brani più intro e outro che mostrano una band a proprio agio nel cambiare stile e saltare da un sottogenere a un altro ma, va sottolineato, senza mai perdere il filo del discorso e soprattutto del concetto. E se l’opener “You Died” (a mio avviso uno dei picchi di Santa Somnia) presenta innegabili tracce NWOBHM che permettono al pezzo di vestirsi di una grigia e ossianica cappa (sì, mi sono venuti in mente i Solstice di quell’impareggiato capolavoro che risponde al nome di New Dark Age), già con “Legacy Dungeon”, la seconda traccia, si torna a un doom rock più canonico in linea diretta col sacro verbo dei quattro di Birmingham – ma con un’interessante breakdown che porta verso il finale. La seguente e breve “Skullknight” risente delle succitate influenze punk rock (e motorheadiane) mentre “Moriredormire” è un esperimento strano e riuscito che sembra avere le radici nelle ballad che caratterizzavano le più importanti band thrash metal nella seconda metà degli anni Ottanta. Si tratta del brano più lungo del disco che permette ai Nostri di esibirsi in una suite che mette in tavola le varie e variegate carte dando prova di padronanza e sicurezza. La rocciosa e stentorea “The Old Blood” è di certo più canonica ma non per questo esula dall’impostazione generale dell’album (seppure non risulti la traccia più memorabile) e lo stesso si può dire anche per “Permadeath”, dove emergono curiose suggestioni che richiamano il Black Album. La chiusura del disco spetta a “Respawn”, pezzo molto bello, il migliore insieme a “You Died”. La ritmica ricorda, forse troppo, i Tool ma i Kröwnn sono abili nel modellare il pezzo in modo personale fino a farlo progredire verso un intrigante finale pseudo black con tremolo picking e scream.
Santa Somnia è un album di scelte. Scelte ben precise per quanto concerne la composizione dei brani, il loro arrangiamento e la produzione che vede dei suoni che a un primo e distratto ascolto possono apparire come datati ma che sono estremamente funzionali alla proposta che si vuole portare avanti. In alcuni momenti viene in mente il lavoro fatto all’epoca da Flemming Rasmussen per Ride the Lightning e Master of Puppets e proprio il thrash dei Metallica sembra una di quelle influenze di cui parlano le note promozionali del disco. Questo si evince soprattutto da come dialogano le due chitarre con controcanti e raddoppi di terza o di quinta. Ed è forse un paradosso, ma proprio andare a imbastardire il doom con un certo tipo di suoni e accenti permette a Santa Somnia di essere personale e persino innovativo. Nel piattume generale delle uscite discografiche, ciò serve come l’aria.
(Subsound Records, 2026)
1. Intro
2. You Died
3. Legacy Dungeonn
4. Skullknight
5. Moriredormire
6. The Old Blood
7. Permadeath
8. Respawn
9. Outro


