
Premessa: chi scrive prova ben poca affezione per l’attitudine e la concettualità militaresca e guerresca che adottano tante band, tra questi i qui presenti Lömsk. Meno ancora quando chi suona, come i qui presenti Lömsk, appunto, indossa cappottoni doppio petto stile Schutzstaffel per cui è doveroso solo odio. Ci basta l’attualità per farci capire quanto l’umanità è stupidamente sull’orlo del precipizio e non credo che ci sia bisogno di ribadirlo. Premessa che trovo personalmente doverosa per un disco che risulta essere oltre che dignitoso da parte di una band che non avrebbe bisogno di tali orpelli per presentare la propria musica. Ma cominciamo. Act II – Of Iron and Blood è il primo disco degli svedesi Lömsk che segue il pregevolissimo EP Act I uscito circa un anno e mezzo fa. Pochi aggiustamenti rispetto a tale precedente produzione ma di certo la band va inquadrare ancora meglio il proprio spettro musicale, impostato su un robustissimo melodic black metal dai grandi contenuti evocativi e atmosferici che vede in esperienze come Mgła e altri gruppi simili la propria cornice di riferimento (ma anche in Dimmu Borgir e Satyricon del biennio ’94/’96 per chi ha i capelli oramai ingrigiti).
Act II – Of Iron and Blood si compone di nove brani (di cui due sono un interludio strumentale e l’outro orchestrale) dalla forte e tesa impronta melodica. Il trittico di pezzi con cui si apre l’album è una pura gioia per le orecchie. “Fields of Elysium”, la title-track e “Requiem of Fire” ribadiscono le direttrici musicali di Act I e sono ottimi pezzi, sufficientemente drammatici, epici e “tesi”. “Fields of Elysium” è letteralmente un manifesto, canzone ad alto livello di aggressività con un ottimo ritornello (bella la doppia in voce pulita che ricorda l’esperimento della bella “Shovels and Ropes”, secondo pezzo dell’EP del 2024), e nella quale fanno bella mostra di sé gli intrecci delle due chitarre e il lavoro del batterista su cui torneremo in seguito. La title-track conferma la qualità anticipata dall’opener e pregevolissimo è il “cantabile” delle due chitarre nella strofa, come molto intelligente la scelta di alternare in successione parti più veloci e cattive ad altre, magari con doppia cassa trainante, che vestono le intenzioni del quartetto di epicità e malinconica accettazione. Rullante e timpano marziali e militareschi introducono la canzone forse più bella di tutto il disco. “Requiem of Fire” contiene tutte le cose migliori dei Lömsk, tra cui la capacità di trasmettere emozioni con un linguaggio sì riconoscibile ma che aggiunge quegli accenti, quei leggerissimi spostamenti, che permettono alla proposta degli svedesi di avere qualcosa in più della media. Nello specifico del pezzo in oggetto, per esempio, i colpi di timpano a marcare le varie fasi del ritornello (The Captain, oltretutto figura già nota nell’underground svedese, è un musicista preparato e intelligente che tende a non esagerare mai pur avendone la possibilità esecutiva). Il quarto brano, “Entropia”, quasi a smentirci, non è memorabile. Nient’affatto brutto ma niente aggiunge. Ugualmente interlocutorio è l’interludio “The Gathering Storm” che però serve a passare al “secondo atto” dell’album dove sembra che l’aggressiva frenesia della band lasci spazio a elementi più riflessivi. Non che “Chimaera”, “Stare into the Void” e “Furia” siano meno cattive e ignoranti degli altri pezzi ma sembra emergere quella tendenza che in passato avevano, con le dovutissime proporzioni, i Dissection, ossia il lavorare di cesello sul singolo riff in fase di arrangiamento per arricchire il proprio sound in modo estremamente personale ma senza dimenticare mai il risultato finale. Forse una menzione particolare merita “Furia”, la canzone che chiude effettivamente il disco (“The Silence Thereafter” è un outro orchestrale). Se i primi tre pezzi di Act II hanno posto le basi della ricchezza strumentale ed esecutiva del lavoro, “Furia” è la summa del concept tematico del gruppo svedese, traducendo in musica la figura dell’eroe che, polveroso e sanguinante, esce dalle rovine di un monumento distrutto per andare all’ultimo assalto, certo della propria morte. Magari bella, ma pur sempre morte.
Act II – Of Iron and Blood è un album che sfiora, anzi li tocca, livelli qualitativi molto alti. Un po’ più di varietà nelle scelte vocali (vedi la parte in clean) o in quelle ritmiche (vedi il ritornello di “Requiem of Fire”) avrebbe permesso ai Lömsk di mettersi ancora più in luce con personalità ed emergere dal mare magnum del genere non dovendo citare per forza i riferimenti che tutti conosciamo. Disco assolutamente egregio che pone le fondamenta di una carriera potenzialmente interessante per un quartetto che sa come fare le cose e le fa bene. E le farebbe bene anche senza cappotti e senza messaggi bellicosi di cui, in questo momento storico, non c’è assolutamente bisogno.
(Vendetta Records, 2026)
1. Fields of Elysium
2. Of Iron and Blood
3. Requiem of FIre
4. Entropia
5. The Gathering Storm
6. Chimaera
7. Stare Into the Void
8. Furia
9. The Silence Thereafter


