
Il duo svedese Moon Mother emerge in questi primi giorni del 2026 dal fitto dei boschi svedesi con un lavoro di rara bellezza e intensità.
Secondo full dopo l’esordio del 2023, il presente Meadowlands vede i Nostri (Sara Mehner e Patriec Ahlström) addentrarsi in punta di piedi in uno spazio musicale ovattato fatto di dark folk, slowrock e vaghi accenni di psichedelia settantiana. Registrata e prodotta nell’intimità della loro abitazione, l’opera vive di una dolce malinconia mista a speranza, per dirla con le parole della band stessa “Moon Mother is the voice of hope that echoes in the darkness of a starless night to remind you about the coming morning“. In realtà chi scrive ha immaginato Meadowlands come quel seme di fiore che, paziente, riposa al caldo della terra sotto una coltre di neve, nell’attesa che i primi raggi di sole della primavera sanciscano la fine del rigido inverno. È questo senso di calore, di speranza, e sì anche di chiarore nel buio più profondo, che ci ha fatto amare sin da subito questo disco colpendoci nelle nostre corde più profonde, rendendo Meadowlands l’ascolto perfetto per trascorrere le fredde giornate invernali rintanati nelle nostre abitazioni, con un occhio verso l’esterno e uno verso il nostro “io”. Perché si sa, l’inverno non è tempo di azioni ma di riposo, è il momento di radunare le proprie idee, chiudersi nel proprio bozzolo pronti a esplodere con la rinascita primaverile. E i Moon Mother lo sanno bene, hanno capito come tradurre il tutto in musica attraverso otto intense tracce che rimandano ora a A.A. Williams, ora agli inglesi Daughter, financo agli ultimi Anathema più progressivi e psichedelici (altra band che sapeva come veicolare la speranza in musica), ammantando il tutto con una personalità e una carica emotiva che, lentamente, saprà travolgere l’ascoltatore. Non un passo falso in scaletta ma solo grandi momenti, tra i quali non possiamo non citare il trittico iniziale “High Houses”, “It Comes With Shadows” e “World in a Glass Jar”, perfette per introdurre gradualmente gli ascoltatori al mondo dei Nostri fino a raggiungere un notevole picco emozionale proprio con quest’ultima traccia. In maniera curiosamente speculare la tripletta finale composta da “Root Window”, “Meadowlands” e “Windhover” costituisce la chiusura ideale di questo lavoro, con anche qui una menzione d’onore riservata proprio al pezzo finale, che quasi a voler rievocare i Pink Floyd di The Division Bell o anche il Gilmour solista conclude Meadowlands tra lievi arpeggi e crescendo che riscaldano e che trasmettono ancora una volta l’élan vital che, ormai lo avrete capito, rappresenta l’anima del duo svedese.
Se siete alla ricerca di un lavoro di (dark) folk atmosferico e slowrock malinconico ma allo stesso tempo consolatorio in grado di traghettarvi attraverso le settimane conclusive di questo inverno scegliete Meadowlands dei Moon Mother e non resterete delusi.
(Autoproduzione, 2026)
1. High Houses
2. It Comes With Shadows
3. World in a Glass Jar
4. Be a Forest, Child!
5. Wilderness
6. Root Window
7. Meadowlands
8. Windhover


