Giungono al loro secondo lavoro i romagnoli Onioroshi. E se li si conosceva per Beyond These Mountains, ascoltando Shrine ci si potrebbe trovare a dover fare di nuovo la loro conoscenza.
Anche questa volta si tratta di un lavoro dalle tempistiche dilatate concentrate in soli quattro pezzi di cui due molto lunghi. Il bello (o il brutto se preferite) di band italiche con un sound molto specifico come gli Onioroshi è il fattore derivativo, nel senso che basta un breve ascolto per capire abbastanza in fretta da cosa attingono per scrivere. È chiaro o almeno pare sia chiaro, che questo compendio di progressione e psichedelia sia derivato da una pletora di cose che conosciamo tutti bene, vale a dire i Pink Floyd in primis, i Popol Vuh poi e dai ben più contemporanei Tool in fine. Certo, ma ciò che maggiormente fa alzare il sopracciglio è quella che sembra una derivazione Zeuhl, non è difficile trovare qui dentro elementi che sembrano arrivare direttamente da quello strano mondo tracciato con saggezza dai Magma, dai Runaway Totem, dai Weidorje. E il tutto è reso maggiormente affascinante da quella che è una naturalezza innata nello scrivere panorami infiniti e dispersivi come quelli qui contenuti. Non è un disco facile da prendere, per le ovvie ragioni del caso, pezzi molto lunghi e privi di quella che potremmo indicare come “fruibilità”. Si fa addirittura fatica a definire “musica” tutto quello che sentiamo in quest’opera, al contrario, si ha quasi l’impressione di stare ascoltando lo spandersi di colori diversi tra loro su una tavolozza infinita, in cui tutti i colori sono presenti sia essi quelli conosciuti che quelli immaginari. Un marasma cromatico che sulle prime sembra non avere un senso, ma che ne acquisisce una volta entrati per restare in questo strano universo sonoro. Le linee vocali hanno su chi ascolta un effetto ipnotico e talvolta repulsivo, data la loro mancanza di una struttura diciamo così: tradizionale. Ma resta il fatto che se lo si ascolta con la dovuta calma e con la dovuta religiosità con cui si ascolta una messa, potrebbe risultare essere un ascolto più che soddisfacente, perfettamente in grado di regalare emozioni e sensazioni davvero uniche.
Stiamo parlando di un disco che è ovviamente non per tutti, stiamo parlando di un disco che sotto certi aspetti è onirico e allo stesso tempo rituale. Un viaggio spirituale e immaginifico in un mondo fatto di colori mai visti prima, di panorami che non hanno senso nella mente di un individuo che cerca la logica come prima cosa. È davvero molto lontano dall’essere un lavoro memorabile, ma non dobbiamo dimenticare che questo tipo di cose molto spesso non cercano di esserlo, ma regala un viaggio, un trip vero e proprio e questo è semplicemente impagabile.
(Bitume Productions, 2025)
1. Pyramid
2. Laborintus [Part 1]
3. Laborintus [Part 2]
4. Egg