
Pil & Bue, ovvero freccia e arco, Petter Carlsen (la freccia) a chitarra e voce e Gøran Johansen (l’arco) alla batteria. Bene, ora avete questa informazione e quindi potete mettervi comodi, alzare il volume e gli occhi, bah, indifferente, potete tenerli aperti o chiusi. A questo punto selezionate la terza traccia di You Have Chosen Darkness, “That Little Sting”. L’avete ascoltata? Bene, interrompete pure la lettura di questa recensione e andate a comprare o scaricare l’album. Io continuerò a scrivere questa recensione e, se vorrete, potrete comunque leggerla perché magari vi può interessare scoprire questo esplosivo duo proveniente dall’estremo nord della Norvegia, arrivato col presente disco alla quarta uscita (Carlsen compare pure in TRIPS dei Long Distance Calling e in Oceans Without A Shore dei Weather Systems).
“Somewhere in Between” è il brano che apre la porta d’ingresso a You Have Chosen Darkness e, come altri pezzi dell’album, è all’inizio accogliente e invitante e mette subito in evidenza due elementi che si riveleranno distintivi, ossia la squillante voce di Carlsen e il secco drumming di Johansen che si fanno apprezzare forse ancor di più quando la canzone si irrobustisce (senza mai dimenticare un gusto melodico invidibialissimo). Tocca quindi alla furiosa “222” (secondo pezzo, dura 2 minuti e 22 secondi…), che riesce nella missione impossibile di rendere interessanti le ultime non memorabili cose (eufemismo) dei Metallica, chiaramente presenti nel brano. La già menzionata “That Little Sting” è divertimento allo stato puro, per chi suona e, di conseguenza, per chi ascolta. Vi invito nuovamente a lasciarvi travolgere dal dialogo e dagli scambi tra chitarra e batteria che permettono soprattutto a Johansen di esibirsi in uno spettacolo vero e proprio, alternando stili, tamburi, ritmi in levare e battere in un’esibizione di potenza che lascia l’ascoltatore a bocca aperta. Arrivati alla fine del brano il sorriso sulle labbra dimostra che chi suona e canta ha una enorme padronanza del mezzo, se ne approfitta pure (senza però arrivare allo sterile onanismo à la Muse) e convoglia tutto al servizio della fruibilità e, appunto, del godimento. Dopo i primi tre fuochi d’artificio uno avrebbe bisogno di calmarsi e stare tranquillino ma l’inizio della successiva “Everything is Over…whelming” (pure ironici, i norvegesi) sembrano stare lì a dirci quel momento non è arrivato. Eppure il duo ci spiazza di nuovo, visto che poi strofa, ritornello e altro deviano su momenti più pacati nonostante appaia chiaro che la frenesia e l’energica smania dei nostri approfittino di ogni crepa per strabordare. “Shadowcasters” vede di nuovo le acrobatiche evoluzioni di Gøran Johansen nell’ulteriore conferma della bontà della proposta di Pil & Bue, nello specifico arricchita peraltro da un ritornello gradevolissimo. Finalmente quella necessaria quiete arriva con “And Chaos For All”, un pezzo che non esito a definire riflessivo e che pesca nelle cose meno arzigogolate del new prog. Chiude You Have Chosen Darkness il brano dal titolo “Giving In” che continua sul mood forse più malinconico del precedente pezzo ma è di certo più movimentato e diretto.
Si esce piacevolmente sconvolti e spettinati dall’ascolto di questo ottimo disco. Hard rock, prog, alternative, metal e tanta sensibilità pop frullati, come peraltro si ritrova frullato l’ascoltatore dopo questa sequenza di sette canzoni, permettono a Pil & Bue di ritagliarsi il proprio posticino al sole e spiccare. Carlsen e Johansen sono due musicisti clamorosi che male riescono a contenere la propria voglia di comunicare e, quasi citando Bulgakov, è un male che “compie il bene”. Le parole le ho finite, se non avete capito che questo è un album da ascoltare e vivere il problema è un po’ vostro.
(Autoproduzione, Diger Distro, 2026)
1. Somewhere in Between
2. 222
3. That Little Sting
4. Everything is Over…whelming
5. Shadowcasters
6. And Chaos For All
7. Giving In7.5


