
La berlinese Rosa Anschütz arriva al suo quarto album. E lo fa in compagnia della statunitense Heartworm Press di Wesley Eisold dei Cold Cave. Cresciuta tra studi di musica classica, e curiosità subculturale, Rosa ha iniziato a sviluppare un proprio linguaggio sonoro molto presto. Ha studiato arte transmediale a Vienna, ha lavorato con sintetizzatori modulari e strumenti analogici, fino al momento in cui ha capito che lo strumento principale non poteva che essere la sua voce. Non a caso, il suo è – oggi – un linguaggio musicale di rottura che esula dagli algoritmi della rete. Una sorta di spoken word darkwave minimalista, sporchissimo, immediato, e oltremodo pregno di poesia, che non può non andare a toccarci nel profondo, con una semplicità di fondo che ci invita a proseguire nell’inseguire in nostri sogni, anche quando, come oggi, sembrano più lontani che mai.
E se davvero ci sono voluti dieci anni di tentativi, di lavorazioni interrotte e poi riprese, un disco di questa portata non poteva che chiamarsi Sabbatical. Rosa afferma infatti di averci lavorato quasi un decennio. Al momento non stiamo a chiederci se si tratta di marketing o se davvero, presa da tutte le sue (altre) attività artistiche, tra cui installazioni e performance, abbia realmente impiegato tutto questo tempo per concluderlo. Sta di fatto che Sabbatical è un signor album sotto tutti gli aspetti, caratterizzato da un minimalismo inquietante che lo eleva al di sopra della media. Un disco intimista e accattivante, ricchissimo di sfumature volte alla ricerca di una bellezza quasi visionaria. Sabbatical però è soprattutto un album coraggioso, che non ha paura di andare a rompere le consuetudini, sonore e non. Carico di una cupezza di fondo che non fa che conferire ulteriore fascino, il disco sonda il profondo dell’autrice in un modo quasi ossessivo, in un’autoanalisi continua e martellante. La grande capacità di Rosa Anschütz è quella di adattare il cantato al contesto, modulando la voce in funzione dell’obiettivo, riuscendo a restare sempre credibile, e senza perdere impatto e fascino. L’album, analizzando testi e tematiche, è da leggersi in una declinazione sostanzialmente femminile (e femminista) che cerca di slegarsi da tutte quelle consuetudini sociali arcaiche (patriarcali) che sembrano non voler cadere. La sua è una malinconia che guarda, al tempo stesso, verso l’orizzonte, in attesa degli eventi, in attesa di quei cambiamenti che da troppo auspichiamo, tutti. Da un punto di vista strettamente sonoro Sabbatical si distacca dalle ultime tendenze rincorse dalla Anschütz. L’elettronica lascia infatti spazio ad un approccio che guarda più da vicino un ibrido stratificato in cui la voce diventa a tutti gli effetti lo strumento cardine intorno a cui costruire i brani. L’assenza di una linea guida sonora è l’altro vero punto di forza dell’album. Ogni brano, a suo modo, riscrive l’approccio dell’artista berlinese, andando a confezionare un ipnotico e avvolgente caleidoscopio in bianco e nero, in cui ognuno potrà trovare la propria comfort zone in cui chiudersi e ascoltare in loop i brani che più toccano le corde dell’intimità.
Un album che racconta l’ambiguità di questi nostri giorni, in cui le parole più importanti sono quelle che non hanno avuto abbastanza spazio, che non sono state dette, o che abbiamo soltanto sussurrato. Con Sabbatical Rosa riesce finalmente a dare lustro a tutto quanto, cercando di rimettere ogni cosa al suo posto. Senza paura di farsi del male.
(Heartworm Press, 2025)
1. Eva
2. Plaster Copy
3. Double Cross
4. Chase Pioneers
5. Like Oxblood
6. Tacheles
7. Poppies In Limelight
8. Fire Lily
9. Protect Your Sleep
10. Burlap
11. Sun Tavern
12. Not A Myth
13. Watch Me Disappear
14. Swan Song


