“I just like to be cocooned by sound”
Basterebbe questa frase per riassumere l’ultimo disco di Sarah Davachi. Attiva dal 2013, specialmente nel contesto della musica elettroacustica, è stata definita come il punto di incontro tra Terry Riley e Èliane Radigue. Artista molto prolifica (Antiphonals è la 19° pubblicazione) che da sempre cerca di coniugare l’amore per la musica sacra e il minimalismo, l’ascolto e lo studio di La Monte Young rappresentano una sorta di illuminazione sonora ed è infatti presentissimo in tracce come “Magdalena” e “Border of Mind“. Con questo disco si cerca una dimensione più intima, solitaria, rispetto al monumentale Cantus, Descant dello scorso anno. Se Cantus, Descant ricorda una cattedrale Antiphonals è una piccola chiesa in rovina. Mellotron, organo, synth e poco altro sono gli strumenti che accompagnano questo viaggio all’interno della solitudine, dell’immobilità, della musica di Sarah Davachi.
Si viene subito accolti dal clavicembalo di “Chorus Scene”, accordato in temperamento mesotonico, affogato, un po’ come tutto il disco, in un mare di hiss da tape echo che rende il tutto distante sia nel tempo che nello spazio. E così inizia questa esplorazione di uno spazio piccolissimo ma eterno, le note sparse di piano di “Abeyant” rasentano la stasi assoluta e man mano che il pezzo prosegue si disgregano sempre più fino a sparire nell’aria. “Gradual of Image” fa capire il potere immaginifico di uno strumento come il Mellotron, suoni lontani di chitarra classica e una melodia quasi impalpabile. Si tratta comunque di un disco che fa dell’austerità uno dei suoi punti cardine e i bordoni tipicamente ambient/drone di “Border of Mind” sono lì a rimarcarlo e a ricordare un po’ il lavoro di Kali Malone in The Sacrificial Code. In questo disco emerge anche l’amore mai nascosto di Sarah Davachi per i Popol Vuh ed eccoli comparire in “Rushes Recede” che ricorda il loro Nosferatu. “Magdalena” probabilmente è il miglior pezzo del disco, 10 minuti di pura magia in cui la tensione fra musica sacra, minimalismo, ambient si risolve in un magma di basse frequenze, melodie appena percettibili e un senso di immobilità che ricorda, a livello emotivo, i passaggi più dilatati di Landings di Richard Skelton.
Antiphonals è un disco intimo, personale eppure austero e regale, Sarah Davachi lo considera il seguito spirituale di Let Night Come on Bells End the Day del 2018, registrato infatti con la stessa strumentazione. Qui non c’è la magniloquenza, l’imponenza di dischi come Cantus, Descant o All My Circles Run, qui c’è il benvenuto, discreto e forse anche timido, nel bozzolo della sua solitudine, del suo riposo. E come sempre dopo 44 minuti si ritorna nel mondo di tutti i giorni ma con la consapevolezza che c’è sempre una piccola porta per questa vecchia chiesa dell’anima.
(Late Music, 2021)
1. Chorus Scene
2. Magdalena
3. First Cadence
4. Gradual of Image
5. Border of Mind
6. Abeyant
7. Rushes Recede
8. Doubled Flutes