
Gli Scattered Purgatory, sono un duo di Taipei attivo dal 2013 che ha scelto di crearsi uno spazio autentico e personale in un contesto ibrido a cavallo tra generi, in cui spiccano, tra i tanti, sperimentazione e psichedelia. Post Purgatory è il loro quarto disco, il primo con WV Sorcerer Productions, etichetta che si divide tra la Francia e la Repubblica Popolare Cinese. Il disco mostra una band che fatichiamo a mettere a fuoco in modo immediato. Il loro è infatti un sound che sembra volersi nutrire in maniera forse eccessiva del proprio lato sperimentale. Un sound che lascia interdetti proprio per la quantità di richiami e di declinazioni di cui si compone, spesso, tra l’altro, non perfettamente inserite in un contesto globale di qualità.
Il loro è un progetto interessantissimo che crediamo debba puntare maggiormente verso l’esaltazione delle loro radici orientali, ma che, invece, talvolta cede il passo a soluzioni che esulano da tutto questo e che mostrano una dipendenza da un approccio (culturale, tradizionale e sonoro) che non appartiene loro, e che li porta a in una posizione che non rende giustizia al loro background. Con la conseguenza che la loro proposta tende ad appiattirsi su un’omologazione che finisce per infilarli in un vortice di mediocrità che assolutamente non meritano. Nel momento in cui dovessero decidere di riprendere le sonorità tradizionali del loro paese, e, contemporaneamente, ridurre gli stereotipi che guardano all’internazionalità della proposta, crediamo possano davvero fare il salto di qualità. Ma non è tutto da buttare, non fraintendeteci. Post Purgatory è un buon disco, ma è un disco incompleto, in cui la multiculturalità non ha abbastanza spazio, nonostante il cantato che alterna brani in inglese ad altri in mandarino e in taiwanese. Un album multisfaccettato, sostanzialmente oscuro, meditativo, e introverso, in cui spicca il contributo del sax tenore di Minyen Hsieh, ospite graditissimo che alza il livello qualitativo delle registrazioni. Rispetto al passato è la scelta di andare a ridurre quella parte più rumorosamente ambient, con suite che passavano anche i venti minuti, che aveva reso interessante la loro ascesa, il punto che fa di Post Purgatory un disco che non morde come avremmo sperato, e che dopo un buon inizio tende a spegnersi, per poi (fortunatamente) mostrare un sussulto in conclusione.
Dato che noi stiamo storicamente dalla parte del torto, alla fine l’album sarà il viatico per il duo per ottenere quei riscontri internazionali che noi non avremmo mai sancito. Un disco che farà fare loro il salto di qualità di cui sopra, ma che per noi rappresenta un passo indietro. Probabilmente non siamo in grado di capirlo come dovremmo, o forse, più semplicemente, non ne abbiamo voglia.
(WV Sorcerer Productions, 2026)
1. Aṭaṭa Naraka
2. Wunai
3. Ephemeral Mind
4. Thundering Dream
5. Moonquake (feat. dotzio)
6. Above the Cloud
7. KL20
8. Ocean City, Mirage Tower


