
Before the Last Light Is Blown è stato il nostro primo incontro con Martina Betti. Era il 2023, e l’album celebrava il suo debutto su n5MD dopo i primi due album andati in scena grazie alla Cyclic Law. A distanza di due anni Martina torna a far brillare il suo progetto Shedir, anche questa volta insieme all’etichetta californiana. We Are All Strangers è il titolo che ha scelto per rappresentare al meglio il contenuto del suo album, incentrato sulla labilità dei confini degli esseri umani, anche, e soprattutto, all’interno di loro stessi. Un disco che, quindi, non potrà che essere visto come estremamente introspettivo. E come tale andrà, conseguentemente, approcciato. Con il rispetto e il tatto che occorrono in questi casi.
Queste le note introduttive, passando invece a raccontare l’album più “da dentro”, non fatichiamo ad individuare il lavoro di Martina come una conferma a quanto di buono già era stata in grado di realizzare con il precedente Before the Last Light Is Blown. In questo caso Shedir riesce a catturare, e a rimodellare, i suoni del suo territorio, di quella Sardegna, terra misteriosa, che collochiamo nel novero di quei luoghi che sposano la magia, sfidando il tempo e lo spazio. We Are All Strangers parte quindi dai suoni disturbanti delle derive industriali che hanno deturpato il territorio, per poi aprirsi al cosmo, allo spazio infinito, andando a rinforzare l’idea di base che ha determinato la scelta del nome del progetto. Shedir è infatti la stella più brillante della costellazione di Cassiopea, l’insieme di stelle dedicato alla regina etiope, nonché uno dei più vicini al polo nord celeste. Shedir, classificata come stella variabile, ritrova la sua caratteristica principale proprio all’interno di un album cangiante come questo, che esplora territori alieni, in un continuo rimando di suoni e colori, che si spostano tra il calore avvolgente e la glacialità dello spazio infinito e sconosciuto, dove i silenzi riverberano le nostre emozioni. L’album sublima la sua multidimensionalità nel momento in cui crea forme sonore, per poi elaborarle una volta che abbiano completato il loro ciclo vibrante. È questo il segreto del disco, ma, più in generale del progetto di Martina: riuscire cioè a catturare i suoni, modellarli e renderli altro. Shedir è quindi un esperimento sonoro che trasforma la materia, ridefinendola e ricontestualizzandola sotto forma di suono. We Are All Strangers ci invita ad abbandonare le certezze che abbiamo e a lasciarci andare, in cerca dell’ignoto, dell’infinito, dell’inesplorato, e, non ultimo, del cuore delle cose che teniamo nascoste nel profondo di noi stessi.
Quella di Martina è musica che non ha un nome, e non lo cerca nemmeno. Cerca invece emozioni, e, quando le trova, le rende tangibili a tutti coloro che scelgono di sposare il suo progetto. Che sia ambient, dark ambient, o quellochevolete ambient, non cambia nulla. Ciò che cambia, e che conta davvero, è che questo di Shedir è un disco che tocca nel profondo, e che scava in profondità. Non cerca risposte, non pone domande, si limita a chiederci di lasciarci andare ai nostri sensi, anche a costo di farci del male, per poi ripartire.
(n5MD, 2025)
1. Starveflight
2. Ghostnest
3. Hollowtide
4. Wanderhaze
5. Stillwake
6. Soulbird
7. Endlessfall


