Ci sono dischi di cui si riesce a riconoscere il valore in tempo praticamente reale, mentre li ascolti per la prima volta. Sai già che tutto quello che avresti voluto fare verrà procrastinato a data da destinarsi, perché la giornata ha preso una piega diversa da quanto programmato. Interrompi il disco che hai appena iniziato ad ascoltare, silenzi il cellulare e ti metti comodo per non essere disturbato. E torni finalmente a premere play. Burning as Undead è sicuramente uno di questi.
Giuseppe Capriglione, artista eclettico del collettivo Modern Bön, boss dell’etichetta sperimentale berlinese Metzger Therapie, è l’anima pulsante che si cela dietro al progetto Skrei. La sua esperienza sonora si basa sull’elaborazione di suoni ottenuti e processati con un registratore multitraccia, loop tape chitarra e synth. Skrei è l’incarnazione che gli permette di sperimentare forme non allineate di suoni che possiamo per comodità far rientrare nel calderone dove ribolle una miscela tra drone, noise e ambient. Burning as Undead è il settimo episodio della sua discografia, il primo con la collaborazione della nostrana Dio Drone. Liasion dangereuse che si sublima nella traccia conclusiva del disco (“Requiem”) in cui fa la comparsa Mr. Dio Drone in persona, al secolo Naresh Ran. Questa di Ran non è la sola collaborazione che regala lustro all’album. Non possiamo infatti non citare la presenza di Alexey Tegin (Corps), Sophie Zahmurely (Saahiwa) e Daniil Zolotov (Phurpa) che ha curato la parte grafica.
Burning as Undead risente inevitabilmente della crisi di questi ultimi dodici mesi e rappresenta perfettamente il viaggio mentale che abbiamo individuato come estremo tentativo per fuggire la follia che si stava impossessando di noi. Siamo stati mesi e mesi a guardare dietro ad una finestra chiusa il mondo che si sfaldava, mentre il vuoto si faceva sempre più concreto e tangibile. Skrei è riuscito a catturare l’essenza di questa nostra sofferenza e l’ha sonorizzata. L’album non ha un filo conduttore da un punto di vista strettamente sonoro. I momenti di cui si compone sono tra loro difformi, e riescono a rappresentare istantanee riconducibili a determinati momenti e a determinate sensazioni scolpite nella mente di Giuseppe. Pur se tra loro dissonanti i brani riescono a mantenere una certa omogeneità che permette di godere dell’ascolto in modo continuativo e ripetuto. C’è ovviamente un senso di grande oscurità che aleggia per tutto il disco, e che assume molteplici forme, con climax ripetuti e contrastanti che catturano l’ascolto grazie alla cattura pressoché totale del nostro subconscio. Pur essendo un album che rinuncia alla forma canzone in senso classico, questo di Skrei è uno dei dischi più musicali che mi sia capitato di ascoltare recentemente.
(Dio Drone, 2020) 1. The fundamental mantra of drone 2. Burning as undead 3. Harsh Ritual [feat. Corps] 4. 27 + 27 (2) 5. Sarvāā 6. 21 7. Drama 8. Pules 9. O.r.O. [feat. Saahiwa] 10. A short apnea 11. Spandau 12. Requiem [feat Naresh Ran]