
I Sojourner sono uno di quei gruppi che, nei primi anni di attività, ha prodotto musica quasi instancabilmente, arrivando a realizzare dal 2016 al 2021 la bellezza di 3 full length (Empire of Ash, The Shadowed Road e Premonitions) e l’EP Perennial. Dopodiché, una pausa durata quasi sei anni e finalmente in questo 2026 l’atteso ritorno con Gateways, pubblicato dalla nostrana Avantgarde Music. Per chi non lo sapesse, i Sojourner sono un supergruppo che, tra i vari cambi di line-up susseguitisi negli anni, ha sempre mantenuto la creatività dei fondatori Mike Lamb (chitarra e tastiere) ed Emilio Crespo (harsh vocals) al centro, accompagnata in questa nuova uscita dalla batteria dell’italianissimo Riccardo Floridia, dal basso di Michael Wilson e, infine, dalla voce pulita di Heike Langhans, di recente uscita dai titani del gothic-doom Draconian. Le acque in cui navigano i Sojourner sono quelle di un atmospheric black metal che, complice la presenza di una voce femminile in primissimo piano al pari del growl di Crespo, sfocia nel gothic e nel folk/epic black.
Dal punto di vista della proposta, i Sojourner hanno sempre cercato di distanziarsi dal black metal tradizionale e, anche quando l’utilizzo del blast beat e il ricorso a riff più veloci si fa più presente, un occhio di riguardo è costantemente puntato verso la costruzione di un’architettura atmosferica il più possibile epica e monumentale. Un equilibrio a tratti fragile eppure costantemente mantenuto, che richiama da un lato la grandiosità e il senso del viaggio dei Summoning, l’antico legame tra l’uomo la natura tipico dei Saor, le melodie malinconiche e decadenti dei Draconian più atmosferici e, infine, alcuni tratti più orientati al folk che richiamano il lato più epico dei Caladan Brood (a dire il vero meno accentuato che nei precedenti lavori, dove subentrava anche il flauto irlandese di Chloe Bray). Quello che ne deriva è una band che punta ad un black metal dal taglio atipico e tutt’altro che oscuro che, anche nei momenti più malinconici, mantiene stabile e presente quel senso di meraviglia e di apertura verso l’infinito che è stato reso grande dagli Eldamar. Decisamente riuscita è infine la combo vocale di Crespo e della Langhans, con il timbro etereo e “sospeso” di quest’ultima a creare un piano sonoro distaccato – quasi celestiale – rispetto alla ferocia più terrena di Crespo, a enfatizzare il lato più sognante e contemplativo della musica dei Sojourner e ad ampliare ulteriormente la sensazione di spazio generata da melodie mai così monumentali. Nota a margine per gli affezionati al mondo videoludico, la traccia “Vvardenfell” prende il nome dall’isola del celebre The Elder Scrolls III: Morrowind, un richiamo che si inserisce perfettamente nell’immaginario fantasy che ha sempre caratterizzato la band.
In conclusione, con Gateways i Sojourner firmano un album di atmospheric black metal pensato per chi privilegia grandi melodie e paesaggi sonori maestosi alla ferocia del black metal più tradizionale, confermandosi tra le poche realtà capaci di fondere suggestioni che richiamano principalmente Summoning, Saor e Draconian senza mai apparire derivative. Un plauso finale alla prova canora della Langhans che, per emotività e calore profuso, risulta a nostro avviso la più valida di una carriera già costellata di successi.
(Avantgarde Music, 2026)
1. Dawnrays
2. And the Paintings Fall
3. Lunar Tear
4. Occultation
5. Epitaphs
6. Vvardenfell
7. The Road Ahead


