
Ancora un’uscita targata I, Voidhanger Records. E ancora una volta un album che lascia intravedere tutta la follia dell’essere umano. Tzevaot è il progetto solista di The Orator, musicista nato in Africa, ma di stanza a Leeds, nel West Yorkshire, England, che lascia intendere (forse un po’ troppo enfaticamente) o meglio si autoproclama come il punto di contatto tra UK e Marocco. Al netto di questa botta di autostima, passiamo al disco, che inquadriamo, non senza difficoltà, come un album da ascrivere a quel mondo nero che fa dell’occultismo e dell’esoterismo il proprio cardine. Per carità, niente di nuovo sotto la luna oscura che ci guida, tranne il sentire interiore di chi vuole farci partecipi di un contesto in cui l’aspetto più teatrale, più intimamente legato alla melodrammaticità dell’esistenza viene enfatizzato.
The Hermetic Way va a sottolineare l’idea che il black metal debba essere visto come un mezzo, e non come un fine, un ideale. Il metal, quindi, come terreno di coltura per un qualcosa che necessita di tempo, e di attenzione, per germogliare. È lo stesso concept che sta alla base del disco che ci aiuta a entrare in quest’ottica. Tzevaot crea il suo album modellandolo intorno all’idea di raccontare il misticismo che lega la teologia pagana, quella abramitica e gli insegnamenti della saggezza greca ed egiziana. Tra riferimenti all’immancabile universo Crowleyano, il disco si muove sapientemente in un contesto di occulta filosofia, che mostra una grande capacità creativa. The Hermetic Way si caratterizza infatti per il suo saper essere in continuo mutamento, e ci mostra tutte le sue sfaccettature con un sound davvero orchestrale ed elegante. È noto che a casa mia il black metal non sia uno degli ospiti più graditi (soprattutto per il carrozzone filofascista che si porta dietro), ma non posso negare il fatto che un album come questo non possa prescindere dall’approccio nerissimo e intransigente che caratterizza il black. Non mi spingerò a chiamarla avanguardia, ma riconosco la voglia di andare a creare qualcosa di estremamente personale, pur restando legati alla “tradizione”. Quella di The Orator è una mente intrigante, che sa come rendere reale ciò che viaggia a folle velocità nel proprio cervello. Tzevaot si nutre di sperimentazioni, finendo per trascinarci su un palcoscenico buio in cui tutto diventa reale.
Come per tutti i progetti solisti ci sono dei difetti, questo è ovvio. Ma alla fine, la resa totale è più che soddisfacente. The Hermetic Way è sostanzialmente un buon album, intimamente intrigante, anche se tende a perdersi un po’ in alcuni frangenti, con la resa degli strumenti che spesso non è adeguatamente bilanciata. Ma a noi non interessa più di tanto. L’idea è ciò che ci coinvolge più di tutto, e di idee in The Hermetic Way ce ne sono a bizzeffe. Fare tutto perfettamente è difficile, provare a farlo da soli lo è ancor di più. Qualcuno ha parlato di caos. E non ha sbagliato. Ha solo equivocato. Il termine è perfetto, perché da un punto di vista filosofico è proprio intorno al caos che ruota buona parte del concept del disco. E la follia la devi prendere nel bene e nel male, ma soprattutto non puoi pensare di razionalizzarla perché altrimenti non esisterebbe. Prima di condannarlo, o di esaltarlo a nuovo messia nero, aspettiamo Tzevaot al varco del prossimo album. Solo allora, forse, potremo farci un’idea più precisa.
(I, Voidhanger Records, 2025)
1. The Initiation of the Apprentice by Thoth Hermes Trismegistus
2. Peime-nte-rê (The Supreme Nous Speaks!)
3. Solve et Coagula (feat. Lon Milo DuQuette)
4. Zosimos the Alchemist
5. Pyres of Meaning Light the New Aeon’s Way
6. The Emerald Tablet of Thoth
7. Air Fire Water Earth
8. The Hero of Megiddo
9. Metempsychosis


