
Al secondo full in quattro anni il duo milanese Urluk sembra aver imboccato una strada convincente ed interessante con il nuovo Memories in Fade. La base black-doom degli esordi, che va a pescare nel laghetto dove sguazzano amabilmente i primi Katatonia, gli Anathema della primissima parte di carriera, i Woods of Desolation e gli In The Woods…, si arricchisce ora di spunti alternative/rock, in maniera se vogliamo simile a quanto hanno fatto gli Enisum (e il progetto solista del loro cantante e chitarrista Lys). In questo caso compaiono influssi grunge e, udite udite, quasi britpop (e vi spiegheremo dove), con in generale tanti buoni riferimenti alla scena indie/alternative a cavallo tra i Novanta e i primi Duemila.
Volete un esempio? La traccia in apertura, “Angles of Hauntology”, ha un incedere tipicamente “rock-oriented” dei Katatonia più gothic rock, ma la voce in clean nasale di U. ci ha ricordato immediatamente l’approccio al microfono di Crispian Mills (Kula Shaker), Ian Brown (The Stone Roses) o di Brian Molko (Placebo) o dei primi Kasabian. Le aperture ariose, corali e solenni si scontrano con le chitarre sporche e graffianti (tipiche del black ma anche, per il modo in cui arrancano, di un certo grunge), mentre nella seconda parte del brano si affaccia lo screaming profondo di M., questo sì, marcatamente black metal sebbene poggiante su un tappeto dalle cadenze doom gothic. I brani successivi portano avanti questo piacevole accostamento di sonorità, ora con ritmiche ancor più rallentate e atmosfere malinconiche (“Lying There”), ora con piacevoli intermezzi di folk boschivo e umbratile (“Yesterday’s Letter”) dalle inaspettate tinte autunnali e quasi debitrici dell’Americana, ora con toni più aspri e sofferti (“Liminal Voices”). La chiusura affidata a “The Last Watch” riprende il filo del discorso, con un approccio vocale quasi più baritonale seppur in clean (ci ha ricordato i Wolcensmen) che si innesta su melodie, anche in questo caso, in grado di coniugare perfettamente gli arpeggi più rock e malinconici con i rallentamenti tipici del doom gothic.
Memories in Fade ci ha convinto sin dal primo ascolto. Unendo senza soluzione di continuità tratti provenienti dal Depressive e dall’Atmospheric Black Metal, dal gothic doom e gothic rock, dall’alternative e dal grunge, gli Urluk hanno creato qualcosa di abbastanza incatalogabile, eppure assai avvincente e meritevole dei vostri ascolti e della vostra attenzione. Certo, dovete essere un po’ dotati di elasticità mentale per apprezzare il mix sonoro dei Nostri, ma per quanto ci riguarda la prova è stata superata, e con ottimi voti. La strada è stata segnata, sta a questi ragazzi adesso seguirla con gli stessi, ottimi risultati.
(Pest Records, 2026)
1. Angles of Hauntology
2. Lying There
3. Yesterday’s Letters
4. Liminal Vortices
5. The Last Watch


