
Anche il mondo delle sonorità più scure e rumorose non si sottrae a quel momento topico in cui un musicista, spogliatosi dei volumi saturi e munito unicamente di una chitarra acustica, decide di mettersi a nudo sfoggiando un songwriting intimista e delicato. Il protagonista in questione è Tony Gonzalez, già mente di realtà sferzanti e composite come Barren Womb, Twin Serpent e Oma Desala. Una carriera radicata in sonorità spigolose nascondeva in verità un animo incline alla malinconia più sognante, che Gonzalez ha deciso di far emergere pienamente nel suo progetto solista Velcro Dog.
A due anni di distanza dal debutto Misanthropology del 2022, questo nuovo capitolo nasce in un biennio turbolento e segnato da una profonda sofferenza interiore. Fjord Noir si rivela così un’immersione ancora più viscerale nei temi dell’amore, della morte, della depressione e dell’evasione: un ritratto frammentato di vita vissuta sotto una nube nera, dove c’è comunque spazio per uno storytelling affilato, un’ironia cupa e persino un’accorata lettera d’amore alla sua Trondheim. Ad avvalorare la natura diretta e confidenziale del progetto c’è anche un piccolo aneddoto personale: insieme alla copia fisica del CD inviata per la recensione, Tony ha voluto allegare un biglietto scritto a mano che ne riassume con perfetta ironia lo spirito: “Maybe you woke up this morning thinking ‘I would really like to listen to a bunch of really, really sad songs, preferably with a nautical theme.’ Here’s your chance”. Ascoltando brani come “Send Me Downstream” oppure “Concrete Kisses” si capisce alla perfezione l’estetica Fjord Noir: una raffinata fusione di folk malinconico, sfumature tipiche del genere americana e un’oscurità cinematografica bilanciata tra arrangiamenti rigorosi e riuscite partiture di banjo. Non mancano meravigliose aperture di archi in “Friends in Dry Places” che impreziosiscono la proposta. Il tutto curato in studio da Vebjørn Svanberg Numme al Piir Studio e masterizzate da Alan Douches.
Sin dalle prime battute, Gonzalez accorcia le distanze con l’ascoltatore, mantenendo quell’atmosfera intima e sommessa che contraddistingue Velcro Dog. Un ritorno convincente che svela un’inedita maturità espressiva.
(Westergaard Records,2026)
1. Send Me Downstream
2. Like a Guest
3. Concrete Kisses
4. Friends in Dry Places
5. Thirteen to the Dozen
6. Stranded on Trash Island
7. I’ll Stick to Fiction
8. The Gonzo Futurist Manifesto
9. Ashes & Shame
10. White Bluffs of Cover
11. Roaccutan


