Pesante, avvilente, estenuante, buio e oscuro: questi aggettivi definiscono in maniera piuttosto adeguata il secondo album (e primo full) degli australiani OAR dal titolo The Blood You Crave. Il genere proposto dai Nostri è un ingegnoso connubio tra post-black metal malsano ed acido e doom profondo e sepolcrale, due stili che in teoria difficilmente possono andare d’accordo viste le notevoli differenze, anche solo di velocità di esecuzione e di tempi. I quattro ci provano, con alterni risultati magari, ma riescono comunque a confezionare un prodotto interessante.
La partenza è affidata alla title-track, nonché brano più lungo del lotto: un inizio al fulmicotone, con uno scream penetrante, probabilmente anche troppo: in fase di mixing forse la voce avrebbe potuto essere settata a volume un po’ più basso. Al di là di questo neo in questo pezzo vengono subito messe in tavola dagli OAR tutti gli ingredienti della loro proposta: cambi di tempo, rallentamenti ed accelerazioni improvvise, parentesi ai limiti del funeral doom che, come la nebbia della splendida copertina, avvolgono la ferocia sanguigna dall’animo più caustico e black del gruppo, che comunque rimane preponderante. Manca forse un accenno maggiore alla melodia, che avrebbe reso la canzone (ma in generale l’album) più approcciabile. Melodia che comunque, quando viene messa in campo dai Nostri, ha assolutamente il suo perché: basti ascoltare “Doomed and Damned”, nella quale cascate di riff taglienti, epici e titanici si accavallano sul povero ascoltatore senza soluzione di continuità e assolutamente ben collegati gli uni agli altri, rendendo il brano uno dei migliori del lotto. Anche nell’acustico e nel taglio malinconico i Nostri sanno il fatto loro: l’inizio di “Perfect Agony” parla da solo, prima di virare verso lidi prima post-black, poi addirittura verso atmosfere di “agallochiana” memoria.
Gli oltre quaranta minuti di The Blood You Crave sono onestamente un fardello pesante e opprimente, un ascolto impegnativo che necessita di tempo, dedizione e calma per poter assaporare appieno la proposta intrigante degli OAR. Ci sono dei punti a sfavore: una voce forse monocorde e mixata “verso l’alto”, alle volte un eccessivo indugiare sul riff pesante ed intricato, e una lunghezza di certi pezzi che ne rende l’ascolto alle volte un po’ troppo faticoso. Ma a fronte di questi “contro” ci sono dei “pro” assolutamente da tener in considerazione: quando i Nostri si concedono alla melodia, seppur tetra e disarmante, o quando si prestano alle derive acustiche o, all’opposto, al riffing più ritmato e d’atmosfera, è davvero un gran bel sentire ed è facile lasciarsi avvolgere e perdersi nella loro musica. Un buon lavoro dunque, che migliora ulteriormente quanto fatto nell’EP d’esordio consegnandoci una band pronta per il gran salto: il prossimo disco potrebbe effettivamente essere quello della svolta e del successo per gli australiani.
(Blighttown Records, 2022)
1. The Blood You Crave
2. Doomed and Damned
3. Perfect Agony
4. Souls Lost in the Frost
5. What Once Used to Bloom
6. Wrongful Death