
Quando leggo il termine “black metal”, la mia mente ha un guizzo pavloviano e vola dritta al grande Nord, al freddo, alla neve, al frozen by icewinds (cit.), e a notti senza luce che non finiscono più. Ecco, dimenticatevi tutto questo, perché il black metal proposto dai Diespnea affonda le sue radici nel caldo, nell’aridità che secca le fauci e l’anima, e allo sconfinato Sud. Il progetto dei Nostri è nato nel 2014 come progetto solista di Wolke, che ha poi unito le forze con Anxitudo per dare vita ad un progetto black metal in grado di sconfinare dai limiti del genere stesso, e nel 2020 hanno pubblicato il loro primo lavoro intitolato Pneuma. Adesso, sei anni dopo, pubblicano il loro secondo album, Radici.
La musica proposta dai Diespnea è un black metal molto particolare, che affonda saldamente le basi sui nomi storici della scena (primi Satyricon, ad esempio), ma che si estende verso una realtà più avanguardistica, dando vita ad una creatura del tutto particolare in grado di affascinare e sorprendere. Come dicevo all’inizio, l’intero concept di Radici si basa sul Sud (a partire dalla copertina stessa, di certo molto lontana dallo stereotipo in bianco e nero di quasi tutte le usicte black metal), e sulle sue terre aride e calde, fatte di strade polverose e battute da un sole accecante che non lascia respirare. Dal punto di vista lirico i Diespnea si concentrano sul significato dell’esistenza umana, sulla dualità tra la vita e la morte, descrivendo gli angoli più bui dell’animo umano. Molto interessante è anche il fatto che l’intero disco è cantato in italiano, creando una simbiosi perfetta tra l’immaginario che la musica traspone e i temi trattati nei testi. Radici è composto da otto canzoni, e nonostante queste non siano legate tra di loro direttamente, consiglio di ascoltare dall’inizio alla fine senza interruzione di continuità, in modo tale da poter assimilare al meglio questo viaggio nel profondo Sud. Nel disco, Wolke e Anxitudo si occupano di suonare tutti gli strumenti e di cantare (senza contare che si sono anche occupati di registrare e mixare il disco), e devo dire che hanno fatto un lavoro egregio, uscendo dagli schemi del genere ed inventandosi un modo tutto loro di reinterpretare il black metal. Molto belli anche i testi, che ho trovato molto profondi e ragionati, e di sicuro non banali (ascoltate il bellissimo testo di “Radici” ad esempio). Molto interessanti sono gli inserti dark-synth che si possono apprezzare per bene in “Vultures” ad esempio. Un altro aspetto molto importante della proposta dei Nostri è la teatralità della loro musica. Essa va infatti ad arricchire molte dei brani, come nel break in “L’Abbraccio del Serpente”, oppure nella lenta e liturgica “Necromanteion”, o come in “Whale Fall”, che con il suo lento procedere ed un testo che è quasi recitato mi ha portato alla mente bui ed antiquati teatri, dove la polvere, la muffa ed il senso di morte annichiliscono ogni parvenza di vita.
Con Radici, i Diespnea ci conducono in un viaggio introspettivo nel nostro personale Sud, dove l’aridità ed il caldo non sono solo eventi climatici, ma anche e soprattutto uno stato mentale. “L’aria brucia i polmoni” cantano i Nostri, e noi non possiamo fare altro che rimanere sopraffatti di fronte al grande e sconfinato Sud.
(Aural Music, Code666, 2026)
1. Maskharah
2. L’Abbraccio del Serpente
3. Vultures
4. Necromanteion
5. Radici
6. Whale Fall
7. Mescalynia
8. Osedax


