Buio in sala, silenzio, su il sipario, si riparte… C’è stato appena il tempo di ritrovarsi nel foyer per commentare un primo atto da applausi e subito i Celestial Season ci richiamano in platea e galleria per la seconda tappa della trilogia con cui stanno dando seguito a The Secret Teachings, magnifica rentrée che nel 2020 li ha visti tornare a calcare le scene dopo vent’anni di silenzio (preceduti da un lustro di non troppo proficue escursioni in territori stoner), rispolverando i fasti e le sonorità di un inizio carriera che li aveva fatti annoverare tra le grandissime promesse del panorama doom/death a spiccate tinte gothic.
Occupandoci di Mysterium I, primo atto della trilogia pubblicato pochi mesi fa, avevamo sottolineato come il combo olandese fosse geneticamente dotato della rara capacità di proporre sonorità antiche senza qualsivoglia ombra di passatismo e di anacronistico ricorso a posticce patine vintage, conquistandosi sul campo quel meritatissimo status di “classico” del genere che è sempre il miglior antidoto per contrastare accuse di ostinato attaccamento a gusti nel frattempo irrimediabilmente mutati. C’era dunque un più che fondato ottimismo sull’annunciato seguito di quel capitolo e, puntualmente, questo Mysterium II non tradisce le attese, riconfermando la ricetta vincente del predecessore e tagliando lo stesso, ragguardevole traguardo qualitativo. Gli ingredienti proposti e ricombinati sono gli stessi del predecessore, confermando la propensione dei Nostri verso una declinazione del doom/death dai tratti malinconici e chiaroscurali sulle tracce della lezione My Dying Bride, Paradise Lost e Anathema degli esordi, ma stavolta la partita tra luce ed oscurità sembra avere un esito decisamente più incerto, con molti punti messi a segno da quest’ultima al punto che per qualche passaggio possiamo azzardare finanche la definizione “funeral”, da spendere sempre con parsimonia per non confonderla, banalizzandola, al cospetto di semplici rallentamenti del ritmo. Per il resto, la band conferma gli ormai consolidati punti di forza, a partire da un rapporto con la melodia figlio di un’innata propensione all’eleganza e alla raffinatezza, passando per un’attitudine paesaggistica fuori dal comune che le consente di disegnare affreschi grandiosi in punta di emozioni, per finire con un approccio romantico alla materia capace di spaziare nel giro di poche note dal registro della contemplazione a quello della commozione, per approdare non di rado a un retrogusto “struggente” che ammanta di grigio forme e corpi sfuocando la vista. Osservato con gli occhi dei Celestial Season, il mondo finisce così per non essere un palcoscenico su cui si agitano forze in titanico scontro ma piuttosto un luogo dove i sentimenti trascolorano in una sorta di autunno permanente che rende accettabile la tristezza come inevitabile compagna dell’umana condizione rinunciando a combatterla. Esemplare, da questo punto di vista, è il lavoro di trasfigurazione del cantato di Stefan Ruiters che, ascrivibile stilisticamente a tutti gli effetti a un orizzonte growl sabbiosamente declinato, viene letteralmente inglobato nel flusso narrativo/descrittivo, perdendo così buona parte della carica potenzialmente abrasiva e contribuendo a sua volta a incrementare la resa cinematografica dell’insieme. Ovviamente, però, il punto esclamativo e la parola definitiva sul versante delle rarefazioni e degli abbandoni onirici spetta alla sezione degli archi, anche stavolta in grandissimo spolvero grazie alle monumentali prove di Jiska Ter Bals al violino ed Elianne Anemaat al violoncello, sempre impeccabili e puntuali a presentarsi nelle trame con tocchi misurati che non caricano mai inopportunamente i toni, contribuendo a loro volta a trasmettere quel senso di “orchestralità” che è un’altra delle frecce migliori nell’arco del combo. Sei tracce per quaranta minuti di ascolto complessivo, Mysterium II parte subito con la perla nera della compagnia, “The Divine Duty Of Servants”, una delle tracce a più alto tasso di ortodossia doom dell’intera carriera degli olandesi, in cui si materializzano pesantezze che lambiscono la soglia della pachidermicità funeral (ma attenzione anche a un sax eretico che appare sorprendentemente a scombinare i piani e alle sei corde della coppia Smit/van Zanen che tormentano il piano di volo cadenzato), ma a smentire un possibile cambio di rotta rispetto al predecessore provvede immediatamente la successiva “Tomorrow Mourning”, che riporta il viaggio nell’alveo mydyingbridiano con un carico di energia mediato magistralmente dalle incursioni eteree degli archi e da un cammeo acustico a metà percorso. I giri del motore si abbassano ulteriormente con l’intermezzo strumentale “Our Nocturnal Love”, semi-ballad in modalità ninna nanna per archi e pianoforte che per un attimo diradano le ombre lasciando filtrare un timido raggio di sole e la stessa andatura trasognata segna il passo di “In April Darkness”, traccia ipnotica a metà strada tra una pozione magica e un balsamo rasserenante. Il confine dell’inquietudine però non si allontana mai troppo e il ritorno in atmosfere nebbiose è affidato alla coppia che chiude il platter, con una “The Sun The Moon And The Truth” su cui soffiano venti prima gelidi e poi epicamente sostenuti e, soprattutto, con la conclusiva “Pictures Of Endless Beauty – Copper Sunset”, dove un pianto di violino apre la strada alla traccia più gothic-oriented del lotto, che va a spegnersi in uno splendido finale attraversato da una linea melodica toccante e allo stesso tempo travolgente.
Tenaci devozioni a canoni che in altre mani diventerebbero ossequi stucchevoli a epoche dal gusto lontano e che qui invece sono patrimonio consolidato di una band che ad ogni uscita dimostra di avere le chiavi giuste per andare oltre il vincolo del Tempo, Mysterium II è un album che ripercorre i passi su cui si era avventurato il primo, già più che riuscito capitolo e conferma il clamoroso stato di salute artistica dei Celestial Season. In vista dell’atto conclusivo della trilogia è superfluo coltivare fondate speranze, abbiamo già certezze granitiche.
(Burning World Records, 2022)
1. The Divine Duty Of Servants
2. Tomorrow Mourning
3. Our Nocturnal Love
4. In April Darkness
5. The Sun The Moon And The Truth
6. Pictures Of Endless Beauty – Copper Sunset