
Omsk è una città russa situata nella regione sud-est della Siberia. Fondata nel 1716 con lo scopo di rafforzare i rapporti commerciali con la Cina, è cresciuta fino a diventare la terza città più importante della Siberia, e oggi rappresenta uno scalo importante per la tratta ferroviaria nota come transiberiana. Durante il periodo sovietico, Omsk è diventata un importante epicentro per l’industria bellica, per poi perdere quasi tutta la sua rilevanza nel periodo post-sovietico. Ma perché tutto sto pippone per questa città sperduta in Siberia? Perché Omsk è la città natale dei Cranial Osteotomy, il gruppo del quale vi sto per parlare, e credo che, al di là della musica, sia sempre interessante parlare del contesto dal quale una band proviene ed è stata forgiata, soprattutto quando la band in questione arriva da posti nei quali il metal non è certo il genere preferito. Oppure perché forse il disco in questione non ha molto da dire, e quindi preferisco dilungarmi sull’introduzione. Fate voi…
I Cranial Osteotomy sono dediti ad un classicissimo brutal, con sporadici excursus nello slam. Le coordinate sono sempre le solite: Suffocation, Cannibal Corpse, Devourment e gruppi simili. I nostri sono in giro dal 2009, e durante questi quasi vent’anni di attività hanno dato alla luce diversi demo, ed un primo album (Victim of Wicked Sickness) nel 2011, e dopo quindici anni tornano alla carica con il loro secondo lavoro intitolato Vortex of the Dark Knowledge. La loro proposta non è niente di nuovo, purtroppo: riff super compressi e chitarre che fischiano, batteria martellante, basso praticamente non pervenuto (nonostante la band abbia un bassista), e voce iper-gutturale, al limite del suino (lo so che tecnicamente si dice “squeal”, ma tant’è…), che non smette un attimo di alienare l’ascoltare. Alcuni riff interessanti, come anche certi cambi di tempo che aiutano un po’ a metabolizzare la proposta ci sono, ma sono rari e molto diluiti, ed in generale, il tutto suona un po’ anonimo, ed è facilissimo perdere la concentrazione durante l’ascolto. Nonostante io sia un fruitore accanito del genere, ho fatto fatica ad arrivare alla fine del disco senza interruzioni, e dopo un po’, tutto suona un po’ troppo ripetitivo: stesso riff, stesso fischio, stesso tupa-tupa, stessa linea vocale travestita da rutto, e così via… Ecco e visto che ho menzionato la voce, parliamone. Dell’intero album, è sicuramente la voce a crearmi il problema più grosso: la trovo troppo insistente e monotona, e soprattutto troppo continua e senza sosta, e spesso copre tutto il resto. Come dicevo poco sopra, qualche cosa di interessante e qualche nuova idea la si trova, e tra le dieci canzoni che vanno a costituire Vortex of the Dark Knowledge, quelle che meritano una menzione perché escono un po’ fuori dal resto sono ad esempio “Structures of Decadence Impurity”, “Obscenity Aeon”, e “Scorched Diadem”.
In conclusione, ho cercato in tutti i modi di trovare qualcosa di interessante in Vortex of the Dark Knowledge, ma purtroppo non mi ha convinto fino in fondo, e non è riuscito a fare breccia.
(Comatose Music, 2026)
1. Praecursor
2. Thanatomorpheus
3. Hideous Monument of Ambrosial Pulchritude
4. Dipping Into Sombre Quagmire
5. Structures of Decadence Impurity
6. Cathedral Butchery Feast
7. Divine Desecration
8. Obscenity Aeon
9. Vortex of the Dark Knowledge
10. Scorched Diadem


