MARILYN MANSON CONQUISTA FERRARA
Il ritorno oscuro e magnetico del Reverendo
Ferrara, 11 luglio 2026 – Piazza Ariostea
È sabato, è luglio e il termometro indica 36 gradi. In fila, già dalla mattina, ci sono le persone che vogliono aggiudicarsi i posti in transenna. L’attesa è palpabile e ci si sventola con qualsiasi cosa, anche con i volantini distribuiti dagli immancabili che provano a diffondere il messaggio di Dio. Una presenza che, tra polemiche, lamentele e gruppi di preghiera su Facebook, accompagna da sempre i concerti di Marilyn Manson e che ormai fa quasi parte del contorno di ogni suo ritorno. Alle 17 aprono i cancelli e ci troviamo tutti in una Piazza Ariostea gremita di fan: per la precisione quasi 18.000 persone.
Ad aprire la serata sono i VOWWS, duo australiano con base a Los Angeles che si identifica nel death pop. Una scoperta decisamente interessante e malinconica, capace di scaldare il pubblico mentre il cielo inizia lentamente a cambiare volto. Le previsioni meteo avevano tenuto tutti con il fiato sospeso per giorni, oscillando continuamente tra sole e temporali e, proprio mentre loro suonano, ogni tanto si sente qualche goccia cadere. Nessuno, però, poteva immaginare quanto il tempo avrebbe finito per diventare parte integrante della serata.

Finalmente, alle 21.45, puntualissimo, Marilyn Manson appare sul palco. Iconico, fiero, imponente. Entra sulle note di Nod If You Understand e viene accolto dalle urla del pubblico, che libera tutta l’attesa accumulata durante la giornata. Il Reverendo è carico, elettrico: lo si percepisce dal suo sguardo e da lì capiamo tutti che sarà un concerto memorabile, di un’intensità costante, senza mai concedere un vero momento di pausa. La scaletta continua attraversando diverse epoche della sua carriera, accontentando anche i più nostalgici, con pezzi come Disposable Teens e, tra le mie preferite, Angel With the Scabbed Wings. Immancabili The Nobodies e This Is the New Shit, che ci ricordano perché il repertorio di Manson continui a essere così potente anche dal vivo. Non potevano mancare le cover di Sweet Dreams (Are Made of This) e Personal Jesus.
La scenografia è studiata nei minimi dettagli, i giochi di luce sono spettacolari e l’insegna rossa e luminosa scende durante Mobscene per poi accompagnare The Beautiful People. Il Reverendo esce di scena e non lascia nemmeno il tempo di chiedersi se il concerto sia finito quando rientra con i suoi iconici trampoli per gambe e braccia sulle note di, ovviamente, Tourniquet. Nel frattempo il cielo continua a cambiare. Lampi sempre più frequenti illuminano Piazza Ariostea, seguiti da tuoni profondi. Per oltre un’ora il temporale è rimasto sospeso sopra di noi, quasi in attesa.

Poi arriva il momento di If I Was Your Vampire. Con l’inizio dell’ultimo brano esplode anche la pioggia. È impossibile non avere la sensazione che la natura abbia deciso di aspettare proprio quell’istante. La scenografia con la neve artificiale, i fulmini che attraversano il cielo e la pioggia che inizia a cadere trasformano il finale del concerto in qualcosa di difficilmente replicabile. Uno di quei momenti che nessuna scenografia potrebbe progettare. Al di là delle canzoni, è stata la sua presenza sul palco a colpire. Marilyn Manson è apparso concentrato, sicuro di sé e, soprattutto, visibilmente felice di essere lì, ben lontano dall’immagine di un artista che si limita a eseguire soltanto una scaletta. Anche dal punto di vista vocale, la prestazione è stata sorprendente: la voce si è dimostrata potente, stabile e convincente per tutta la durata dello show. La band ha sostenuto ogni brano con precisione e Tim Skold si è confermato una presenza scenica magnetica, capace di catturare lo sguardo tanto quanto lo stesso Manson.
Esistono concerti tecnicamente perfetti e concerti emotivamente perfetti. Il ritorno di Marilyn Manson è riuscito a essere entrambe le cose. Terminato lo show, abbiamo iniziato a lasciare la piazza. La pioggia aumentava d’intensità, il vento si faceva sentire e i fulmini continuavano a illuminare il cielo sopra Ferrara. Eppure nessuno sembrava preoccuparsene davvero. Si camminava lentamente, completamente bagnati, con il sorriso stampato sul volto e quella sensazione condivisa di aver assistito a qualcosa di speciale. Ci sono concerti che finiscono con l’ultima nota. E poi ci sono quelli che continuano a vivere nella memoria perché, per una sera, tutto sembra incastrarsi alla perfezione. L’11 luglio, in una Piazza Ariostea gremita da circa 18.000 persone, il ritorno di Marilyn Manson in Italia è stato uno di quei concerti.
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- Nod If You Understand
- Disposable Teens
- Angel With the Scabbed Wings
- Great Big White World
- This Is the New Shit
- Dried Up, Tied and Dead to the World
- Exit Wound
- The Nobodies
- Diary Of A Dope Fiend (instrumental)
- The Dope Show
- Sweet Dreams (Are Made of This)
- mOBSCENE
- The Beautiful People
- Tourniquet
- Personal Jesus
- If I Was Your Vampire














