I no god only teeth sono un quintetto proveniente da Amburgo, al debutto con il loro Placenta. La musica dei Nostri è composta da un oppressivo e soffocante sludge venato da fosche tinte che flirtano con il blackened hardcore e il post-metal: ciò si traduce in sei pezzi con tempi medi dilatati, che danno la possibilità alla band di esplorare in lungo e largo le proprie composizioni, sfruttando saliscendi e crescendo tipici del post-metal. Alla voce una cantante, enigmaticamente individuata dalla lettera F. (che immaginiamo essere l’iniziale del nome), dallo scream acido e disperato che in alcuni frangenti può ricordare una Julie Christmas meno isterica ed espressiva: la sua prova infatti, seppur buona e adatta al contesto, non brilla di originalità mantenendo sempre lo stesso timbro ed interpretazione lungo i vari brani.
I no god only teeth affermano di ispirarsi principalmente ai Neurosis periodo Times of Grace: le atmosfere disperate, lente e opprimenti, e le solide strutture messe in piedi dalla sezione ritmica rimandano in effetti al capolavoro della band di Oakland, ma c’è un problema di fondo che mina un po’ la prova del quintetto, la mancanza di originalità e coesione nei pezzi. Intendiamoci, le idee alla base di Placenta sono ottime, ma è l’insieme che non convince molto, che non cattura come dovrebbe, che colpisce solo a tratti restando per lo più in sottofondo.
“Gegenlicht”, posta in apertura, piace per come si dipana e per come presenta il gruppo, così come risulta essere abbastanza convincente e intrigante “15.37.12”, canzone questa dotata di un maggiore appeal melodico; la conclusiva “Raffer” è infine probabilmente il brano in cui emergono le idee migliori del gruppo (tra cui alcune parentesi affidate alle sei corde che rimandano direttamente ai Fall of Efrafa più pensivi e malinconici). Ciò nonostante non si può parlare di pezzi indimenticabili, seppur strutturati con attenzione e passione.
Apprezziamo lo sforzo dei no god only teeth, che lascia intravedere potenzialità e intuizioni assolutamente interessanti: se i Nostri riusciranno a convogliare meglio le idee e a essere più coesi avremo sicuramente tra le mani qualcosa di notevole e su cui puntare. Per il momento Placenta si attesta sulla sufficienza, un lavoro assolutamente degno di essere ascoltato da chi ama certe sonorità ma che difficilmente sarà ricordato.
(Narshardaa Records, 2021)
1. Gegenlicht
2. Safer
3. Stockholm
4. 15.37.12
5. Bethune
6. Raffer