
Dopo Meet Me At The Bar e Rude or Nothing i tedeschi Skip Danko sotto la supervisione di Dave Catching, membro fondatore dei Queens of the Stone Age e turnista degli Eagles Of Death Metal che per l’occasione ha messo a disposizione dei Nostri il proprio studio, tirano fuori un album che definire krautrock debitore dei Sonic Youth sarebbe riduttivo per non dire scontato, col rischio di far sembrare Trippin On A Chinese Market quasi banale.
Il disco infatti si apre con “Space Shrimps”, il cui impatto sonoro cattura subito l’attenzione dell’ascoltatore per poi proseguire con “No Bum”, una versione quasi alternativa e più elaborata del classico dei Nirvana “Breed” e “Sixteen”, il cui giro di basso notevole è uno dei momenti più interessanti di tutto l’album; con la title-track invece entriamo nel cuore dell’opera con suoni ed atmosfere ricercate che continuano anche nei successivi “Wet Dog” e “Lullaby”, entrambi pezzi dal ritmo talmente sincopato che sembrano proprio uscire da un album dei QotSA. Arriviamo poi alla bellissima “Fear River Side”, quasi un omaggio a Nick Cave ed ai Japan che in pratica chiude il disco, rendendo quasi accessorie le ultime due tracce ovvero “Sunday Jam” e “Desert Donkey”.
Insomma tanta roba, come si dice, e gli amanti del genere noise, stoner e, perché no, post-grunge avranno più di una soddisfazione nell’ascoltare l’album. Ultima curiosità: tra i collaboratori degli Skip Danko nella realizzazione di Trippin On A Chinese Market c’è anche Peter Buck, chitarrista dei R.E.M.… E scusate se è poco.
(Aalzorp Records, Z-Muzic, Rasant, 2026)
1. Space Shrimps
2. No Bum
3. Sixteen
4. Trippin On A Chinese Market
5. Wet Dog
6. Lullaby Me
7. Fear River Side
8. Sunday Jam
9. Desert Donkey


