
I The Fifth Alliance arrivano dai Paesi Bassi, e sono in giro già da un bel po’. Il loro primo EP infatti risale al 2007, uscito un anno dopo la loro formazione, e durante questi vent’anni di esistenza hanno dato alla luce a due EP e quattro album: Unrevealed Secrets Of Ruin (2013), Death Poems (2015), The Depth Of The Darkness (2019), e l’ultimo Stenahoria, uscito a giugno, e del quale vi parlerò oggi. I The Fifth Alliance definiscono la loro musica come un blackened doom/post-black metal, ed effettivamente la loro proposta è proprio un bel impasto interessante. Nelle loro canzoni infatti, i Nostri riescono a mischiare generi diversi, mescolandoli sapientemente, e spaziando dal più classico black metal, fino al power violence più crudo e disperato. Per dire, nei momenti più violenti mi hanno ricordato addirittura i Gaza (quanto mancano!!), fate voi…
Il nuovo lavoro della band fila via liscio e senza intoppi, ed è ricco di bei momenti. Il fatto che il numero delle tracce sia contenuto aiuta inoltre a rendere Stenahoria metabolizzabile: sono infatti solo cinque canzoni della durata di sette o più minuti, quindi sono brani lunghi e complessi, ben suonati ed arrangiati, ma che non intoppano perché alla fine sono solo pochi pezzi. In Stenahoria possiamo apprezzare in pieno l’incredibile prestazione della versatile ugola di Natalya Thelen (proveniente dagli Yantras), che riesce a passare dalle grida più disperate e gelide, ad una voce incredibilmente profonda e teatrale in un battere di ali. E a proposito di teatralità: in alcuni frangenti, la voce di Natalya mi ha ricordato la regina Diamanda Galás: credo non debba aggiungere altro. E di esempi della sua bravura ce ne sono molti: ascoltate infatti l’iniziale “Phoenix”, oppure la bellissima “Battle of Barnet”, dove le linee vocali spaziano da un estremo all’altro in maniera sublime. Molto bella anche “Benandanti”, dove la disperazione tocca livelli che solo gli Amenra hanno osato raggiungere, ed ancora una volta è la voce ad essere la forza trainante del brano. Ed è questa la cosa che forse stride un po’ con l’album: sembra che tutti i pezzi siano strutturati intorno alla prestazione vocale, lasciando indietro la musica suonata… Lasciatemi spiegare: in Stenahoria la voce mi è sembrata spesso un po’ troppo in primo piano rispetto a tutto il resto, senza lasciare nessuno spazio alle parti strumentali, che quasi passano in secondo piano. Certo, io sono abituato ad ascoltare quelli che ruttano (cit.), quindi magari non faccio testo, però per quanto la voce di Natalya sia bella ed incredibilmente espressiva, a volte (spesso?) invade tutto il resto rendendo il disco meno interessante. Ma come dicevo, magari è solo una falla mia perché non sono abituato alle cose belle della vita.
Comunque sia, Stenahoria è un godibilissimo album che racchiude in sé molti bei momenti, inclusa una voce particolarmente bella ed incredibilmente evocativa, e soprattutto versatile. Opera che merita più di un ascolto, soprattutto se vi piacciono certi tipi di linee vocali ed intonazioni. Bravi!
(Tartarus Records, 2026)
1. Phoenix
2. Benandanti
3. The Fool On The Hill
4. Battle of Barnet
5. Jakob


