
Nel mio personalissimo pantheon delle migliori band emerse negli ultimi anni, i Coilguns occupano senza dubbio un posto di primo piano per qualità, personalità e peculiarità della proposta. Nati e vissuti inizialmente nel sottobosco DIY, quello fatto di album autoprodotti e tanta, tanta passione, la band svizzera si è ritagliata con forza una propria dimensione della musica (estrema?) contemporanea, arrivando nel 2022 a registrare con Scott Evans (Neurosis, La Dispute) il meraviglioso Odd Love e a collaborare con produttore il candidato ai Grammy Tom Dalgety (che in carriera ha lavorato con Opeth, Ghost, e Rammstein, per citarne alcuni). Oggi presentiamo l’ultima fatica della band dal titolo Everything We Love, We Destroy, uscita anche in questo caso per Humus Records, etichetta indipendente fondata dal chitarrista Jona Nido diventata ormai punto di riferimento della scena musicale svizzera.
Urgenza. È questa la prima parola che viene in mente quando ascoltiamo Everything We Love, We Destroy. Un’urgenza che, da un lato, deriva dalla genesi stessa del lavoro, nato dopo un anno di tour quasi ininterrotto (85 show in tutto il mondo nel 2025) e dunque con musicisti carichi di un bagaglio di esperienze, emozioni, sensazioni da convogliare in musica e, dall’altro, dalla fedeltà ad una forma di espressione musicale che ha fatto dell’immediatezza la propria cifra stilistica più autentica. La seconda parola che viene in mente è “visceralità”, termine in ogni caso collegato al precedente. Everything We Love, We Destroy è, infatti, viscerale nel senso più letterale del termine. Una musica che, ancor più che negli album precedenti, sembra essere generata dalle viscere di un animale scalciante con l’obiettivo di parlare, più che alla mente, alle viscere altrui. È musica immediata, istintiva, intensa ed emotivamente brutale, in cui la commistione tra suono e tematiche è più che mai esplicita e viene convogliata nel disco ad oggi più “politico” dei Coilguns. Non un disco “politico” nel senso di “partitico” (inteso come appartenenza a uno schieramento), bensì un disco che vuole urlare la crisi della credibilità delle grandi narrazioni contemporanee e la la distanza tra i valori proclamati dalle società occidentali e le loro scelte concrete. La title-track, ad esempio, è stata concepita in occasione del decimo anniversario degli Accordi di Parigi sul clima e parte dalla constatazione che l’Occidente ha assunto impegni che, a distanza di dieci anni, continua a non rispettare. Da qui nasce il paradosso espresso magicamente dall’anastrofe del titolo, che porta in primo piano “Everything We Love” prima dell’inesorabile “We Destroy”: ciò che affermiamo di amare viene sacrificato proprio dalle nostre decisioni e dalla nostra incapacità di trasformare le promesse in azioni. La critica alle storture di un capitalismo che fagocita l’ambiente e la salute collettiva continua e diventa ancora più aspra con “Carbon Magic”, in cui – anche con sagace sarcasmo nel titolo – i Coilguns attaccano l’idea che sia possibile affrontare l’emergenza climatica limitandosi a trasferire o seppellire le emissioni di carbonio in paesi lontani, trasformando di fatto la compensazione delle emissioni in un nuovo modello di business e, successivamente, in “Forever Chemicals”. Abbiamo inoltre la messa in discussione dell’immagine della Svizzera come terra di neutralità, diplomazia, accoglienza e tutela dei diritti umani (“Peace Trader”). I musicisti raccontano di essere cresciuti credendo in questa rappresentazione del proprio Paese, salvo poi vederla progressivamente deformarsi davanti alle esportazioni dei cosiddetti beni dual-use (leggasi brutalmente “componenti civili per applicazioni militari”), le posizioni assunte rispetto alle violazioni del diritto internazionale, il carattere punitivo del sistema d’asilo e la difficoltà di chiamare le imprese svizzere a rispondere delle proprie condotte di matrice coloniale. Con “Platform Decay” il discorso si sposta sul progressivo deterioramento dello spazio digitale e la crisi di internet come spazio di conoscenza di fronte a piattaforme che rendono sempre più difficile distinguere l’informazione dalla manipolazione. Abbiamo infine un ragionamento sullo smarrimento delle anime nell’epoca dei grandi studi scientifici sul funzionamento delle relazioni, delle amicizie e degli amori (“Replication Crisis”), su come il valore inestimabile della pace dovrebbe condurci alla consapevolezza e alla solidarietà (“Days Before the War”), sulla costruzione di società più sicure ed egualitarie (“Teach Ourselves”) e sulla difesa della creazione artistica umana nell’era delle intelligenze artificiali (“Perfect Fit Content”). Detto questo, come suona Everything We Love, We Destroy? La risposta più semplice sarebbe dire che suona “come un album dei Coilguns”, vale a dire seguendo traiettorie arzigogolate e non comuni, difficilmente catalogabili se non parlando di macro-generi (rock e punk, nello specifico). Cercando di scendere nel dettaglio, i Coilguns si muovono con impressionante naturalezza tra la furia del post-hardcore, le storture del noise rock e l’immediatezza del punk, lasciando però filtrare aperture più squisitamente rock/alternative e persino quelle cadenze larghe, scandite e corali che sembrano provenire da certe ballad punk a cavallo tra gli Ottanta e i Novanta. Un meticciato sonoro che non procede per accumulo, ma per deformazione: i Coilguns prendono strutture familiari, le sporcano, le esasperano, talvolta le dilatano, finendo puntualmente per ricondurle a un linguaggio che appartiene soltanto a loro. Per non privarsi anche degli eccessi, gli svizzeri non si negano neanche una deriva verso un quasi-cantautorato dolce e contradditorio (guarda un po’, tema che ritorna) nella bellissima e già citata “Days Before The War”, che ci ha ricordato vagamente quel capolavoro che risponde al titolo di “God Damn The Sun” degli Swans. Inaspettato, fulminante, unico. Una nota finale la dedichiamo alla centralità del basso, vero motore del disco, che stende un tappeto sonoro denso e materico sulla base del quale gli altri strumenti camminano quasi in punta di piedi.
Everything We Love, We Destroy è, in definitiva, un album che riesce a trasformare le contraddizioni del presente in materia sonora. I Coilguns mettono a nudo la crescente distanza tra i principi che continuiamo a professare e una realtà che sembra smentirli ogni giorno, rispondendo alla disillusione con una musica immediata, istintiva ed emotivamente brutale, nella quale hardcore, punk, noise e rock classico si contaminano con sorprendente naturalezza. Ne emerge un lavoro compatto e personale, capace di essere abrasivo senza rinunciare alla melodia, furioso senza diventare violento e, soprattutto, arrabbiato senza essere nichilista. Perché dietro il caos, le distorsioni e l’inganno continua a sopravvivere la convinzione, fragile ma ostinata, che ci sia ancora qualcosa da difendere e che valga ancora la pena urlare per farlo.
(Humus Records, 2026)
1. Everything We Love, We Destroy
2. Peace Trader
3. Replication Crisis
4. Platform Decay
5. Punisher Disclaimer
6. Days Before The War
7. Teach Ourselves
8. Carbon Magic
9. Forever Chemicals
10. Perfect Fit Content


