
Il debutto sulla lunga distanza dei nostrani Orbita, Farewell to All We’ve Lost, si inserisce con decisione nelle coordinate più cupe e rallentate del panorama doom metal. Il combo firma un lavoro sicuramente malinconico e monolitico, che indubbiamente fonda il suo impatto sulla pesantezza ma che, durante tutto l’ascolto, rivela qualche lacuna che ne limita, alla fine, la fruibilità.
Le coordinate sonore possono essere ricondotte, come detto, al dark doom ed eventualmente allo stoner più rallentato e atmosferico. Il singolo “Rotten Flowers” ci aveva oggettivamente colpito molto, richiamando realtà come Bell Witch, Monolord e Warning, ma con una vena di malinconia meno sabbathiana e più intimista, finanche epica e titanica che ci aveva ricordato addirittura gli inglesi Solstice. Inoltre in certi passaggi l’intreccio tra la pesantezza opprimente dei riff e le aperture più atmosferiche ci aveva ricordato da vicino l’operato dei The Flight of Sleipnir: il doom progressivo e contemplativo, capace di sfumare dal pesante a momenti acustici o psichedelici, “arma segreta” degli statunitensi, è in parte ripreso anche dagli Orbita, ma laddove i primi riescono a mantenere costante la tensione drammatica grazie a sfumature folk e pagan, gli Orbita tendono talvolta a ripiegarsi su sé stessi, facendo perdere un po’ di slancio sul lungo periodo e rendendo i quattri brani proposti piuttosto simili tra loro. E con una lunghezza media di quasi dieci minuti a pezzo comincia a diventare un ascolto impegnativo non tanto per la pesantezza (alla fine se siete capitati su questo lavoro è perché siete affini a certi sonorità), quanto per la mancanza di effettivi hook o momenti salienti.
Farewell to All We’ve Lost conferma il potenziale degli Orbita e mette sicuramente in luce la loro capacità di evocare paesaggi desolati e cupi, ma soffre ancora di una certa prevedibilità e mancanza di idee. Si tratta senza dubbio di un solido punto di partenza per la band bolognese, che con qualche piccolo accorgimento potrebbe regalarci in futuro piacevoli sorprese.
(Aural Music, 2026)
1. Rotten Flowers
2. Nèkyia
3. Marble Veil
4. The Spear


