
L’underground heavy rock inglese mette in mostra una nuova realtà musicale dal sound graffiante e viscerale con il nome di Steak. Il gruppo londinese ha conquistato negli anni un’acclamata attenzione come una delle band più interessanti sulla scena stoner rock confermandosi già con l’album di debutto Slab City, seguito poi da altri lavori molto ruvidi e d’impatto. In questo nuovo disco omonimo per la label tedesca Stickman Records e l’americana Ripple Music, notiamo per la prima volta i Nostri che inseriscono un nuovo elemento in formazione creando un progressivo aumento di sonorità, per un’opera attenta e ambiziosa che conferma la propria maturità in un capitolo travolgente.
Nel brano d’apertura “Cometh” c’è uno sviluppo in fase di scrittura e una chitarra in chiave orientale, che su un giro morbido si unisce alla linea vocale del frontman Chris Haley illuminando una melodia malinconica in stile Alice In Chains. Un brano bello e potente che si snoda in una distorsione brutale e un’energia grandiosa racchiusa nel finale etereo. La seguente “Luxury Junk” possiede un’atmosfera sensibile e un inizio magnetico, che sul tocco leggero delle percussioni avvia un riff memorabile e una litania stupenda della voce, culminando in un ritornello ampio ed espressivo. Una traccia lunga che trova anche un momento di pace e silenzio nella parte centrale, per poi riprendere la corsa furiosa verso l’infinito. La distorsione su “Dust” invece accoglie una struttura incisiva e coinvolgente in una direzione più pesante, sopra note ipnotiche che vanno a braccetto con la ritmica sensazionale. Discorso differente sulla tematica di “2 x 2”, una composizione che va a rilento in una calorosa esecuzione dal tempo psych rock e una grandiosa ed emblematica parte vocale di Chris, che mette in risalto il talento ricercato e riflessivo. Si conclude la prima parte di questo lavoro sulla sognante “Aether” per uno dei brani più completi e riusciti dell’intero lotto. Quì i continui cambi di tempo abbracciano melodie creative per un risultato unico e l’assolo di chitarra raffinato sul finale conclude in modo sensibile la traccia. Nel trittico finale si parte con il crescendo danzante di “Infinite”, un brano elegante che si risveglia da un paradiso dormiente, dove la voce a piccoli tratti intreccia un’interpretazione vibrante di una dominante canzone nebulosa. Passando poi per la spedita “Knucklehead” e un autentico ricordo verso le distorsioni acide dei Queens of the Stone Age per un bruciante brano di qualità. Chiudiamo infine con la traccia più lunga del disco “Short Arms”, un’opera scorrevole dal tiro progressive e un intrigante cavalcata, con i Nostri che sviluppano a dovere un universo immersivo ricco di personalità per un finale magnifico e eccellente.
Gli Steak aprono le porte a un album magico che rappresenta un’evoluzione incredibile sul cammino della band, mescolando in modo autentico un insieme di idee importanti e ben strutturate per un capitolo godibile e di notevole fattura.
(Stickman Records, Ripple Music, 2026)
1. Cometh
2. Luxury Junk
3. Dust
4. 2 x 2
5. Aether
6. Infinite
7. Knucklehead
8. Short Arms


