
Dopo la conclusione del ciclo legato a Holocene e il drastico cambio nella formazione, i The Ocean si riaffacciano sulla scena con Solaris, segnando l’inizio di una nuova era. Con ben sei nazionalità rappresentate e una durata imponente di 70 minuti, la creatura del deus ex machina Robin Staps firma uno dei suoi lavori più ambiziosi di sempre. L’aspetto più delicato e atteso di questa fase riguardava senza dubbio l’avvicendamento dietro al microfono, che la band ha scelto di gestire attraverso un’affascinante doppia anima. Da un lato c’è la solida “zona di comfort” rappresentata dall’italianissimo Enrico Tiberi, dotato di un timbro, un’estensione e un’energia ideali per rassicurare i fan di lunga data e rendere meno traumatica l’uscita di Loïc Rossetti; dall’altro c’è la scelta decisamente più coraggiosa di Lane Shi (nota per le sue sperimentazioni con Elizabeth Colour Wheel e Otay:onii), che proietta il suono verso territori del tutto inediti.
Ispirato al capolavoro di fantascienza di Stanisław Lem e all’omonimo film di Andrej Tarkovskij del 1972, Solaris è un’opera corale in cui la band registra un ulteriore ampliamento delle proprie sonorità. L’uso di sintetizzatori modulari affidati a Thorsten Quaeschning dei Tangerine Dream, insieme ai contributi di Orestis Zafeiriou e Simen Eifring, intreccia complesse sequenze elettroniche alle consuete architetture post-metal che paiono fare da ponte tra il lavoro precedente e questa nuova forma del collettivo. Vero fulcro del disco è la monumentale “Simulacra”: con i suoi 17 minuti di durata, è il brano più coraggioso dell’opera, capace di muoversi disinvoltamente tra complesse strutture prog metal e passaggi atmosferici di grande impatto emotivo senza abbandonare uno spiccato senso melodico (probabilmente il brano che più valorizza gli intrecci vocali dei cantanti) che permea tutta la durata del brano rendendolo incredibilmente scorrevole. Altrettanto incisiva è la devastante “Ultima Esperanza”, traccia che raccoglie il meglio del post-metal moderno per poi sfociare con naturalezza nelle suggestive trame elettroniche di “Milk Of My Dreams”. Concettualmente, l’album intreccia fantascienza e storie di esplorazione geografica: i resoconti di storici navigatori e viaggiatori polari (Vasco da Gama, Magellano, Drake, Amundsen, Scott) si specchiano nei dilemmi psicologici dell’ambizione umana, sollevando interrogativi sul prezzo del progresso, sul colonialismo e sulla natura del potere. Dall’incipit di “52°30’11” N, 13°26’12” E” (le coordinate geografiche dello studio di Berlino) fino ai paesaggi remoti di Seno Última Esperanza, luogo intriso di fascino e significato per gli esploratori di ogni epoca (“51°28’30” S, 73°6’11” W”), Solaris unisce realtà e finzione, oscurità e luce cosmica.
Incredibile come l’avvicendarsi di buona parte della formazione non abbia minimamente scalfito la compattezza del disco e come ulteriore riprova, si deve constatare anche per i nuovi membri una incredibile “musicianship” che si evidenzia non solo nella potenza ma anche nella minuziosità degli arrangiamenti. Un lavoro quindi denso e coraggioso, che dimostra come i The Ocean abbiano saputo trasformare un potenziale momento di crisi e di passaggio in una straordinaria rinascita artistica.
(Pelagic Records, 2026)
1. 52°30’11″N, 13°26’12″E
2. Departure Song
3. Light Pollution
4. Simulacra
5. Belligerence
6. Ultima Esperanza
7. Milk Of My Dream
8. 51°28′30″S, 73°6′11″W


