
Ritorna dopo qualche mese di assenza la nostra rubrica Live on the Road, che riassume gli ultimi concerti a cui la Redazione ha avuto il piacere di assistere. Per questo appuntamento la bussola è interamente puntata su Milano, dove ci siamo uniti al fiume umano che ha cantato sulle note del punk hardcore di Attrito e Contrasto, ci siamo caricati al cospetto dell’ormai leggendario hardcore degli Agnostic Front, ci siamo lasciati andare davanti al rock emozionate e cristallino dei Sick Tamburo e, infine, siamo tornati indietro nel tempo di una decina d’anni al cospetto del rap di Egreen. Ecco come è andata.
Attrito, Contrasto, Apoptosi @ Cox18, Milano, Febbraio 2026
Quando è uscito l’annuncio di un mini-tour (solo 3 date) degli Attrito (sotto il nuovo monicker Ritrito), band che ha segnato la nostra giovinezza, non stavamo più nella pelle. Puntuali come orologi svizzeri ci presentiamo dunque alle porte di un Cox18 che, complice il clima di risposta da parte dell’attivismo milanese alle Olimpiadi invernali, risulta più gremito che mai. Sgomitando arriviamo subito al merchandise, dove purtroppo non riusciamo per un soffio ad accaparrarci una delle pochissime copie dell’LP omonimo dei Grandine, ma dove troviamo la bella iniziativa dell’estrazione di alcune copie de L’Attimo del Dubbio, grande capolavoro degli Attrito, per alcuni dei fortunati partecipanti ad una speciale lotteria benefit. Andando al live, i primi a salire sul palco sono gli Apoptosi, giovane band che ha collezionato una serie di recensioni più che positive con il recente Per Tutto Il Male Che Avete Fatto. La ricetta è quella di un punk hardcore che mescola grind e crust, con forti influenze della scena italiana anni ’80 e ’90 e il risultato è decisamente pirotecnico per un gruppo di recente formazione, ma che sicuramente saprà scalare vette molto ambite in futuro.
Salutati gli Apoptosi, è ora il turno degli Attrito. A nostra memoria, non abbiamo mai visto un Cox così pieno, con una nutrita parte di coloro che stavano pazientemente aspettando nel cortile che si riversa nello spazio interno. Il concerto è furia totale, con una simbiosi completa tra pubblico e band. Dalla sinistra del palco ci godiamo un momento di grande musica e unione, in cui si rende omaggio ad una delle band più significative del punk hardcore italiano degli anni 2010, che ci delizia con i principali brani de L’Attimo del Dubbio e di Indotto a Camminare, il nostro preferito.
Arrivano infine i Contrasto, altra band per la quale nutriamo un’affezione particolare e che abbiamo avuto modo di vedere più volte, nelle situazioni più disparate. I romagnoli aprono le danze con la devastante sequenza “Credere Obbedire Crepare A Testa In Giù” – “Colpirne Uno, Colpirne Cento”, passando anche per il brano “Cento Fiori Son Sbocciati”, uscito originariamente nello stupendo split album con i Kalashnikov dal titolo Come Il Soffitto Di Una Chiesa Bombardata. Infine, con un pubblico completamente riversato sul palco, chiudono con “Solo Per Te”, forse a nostro avviso il pezzo più riuscito del disco omonimo.
Stanchi, sudati e soprattutto senza aver vinto alla lotteria dei vinili, torniamo a casa con la consapevolezza di aver assistito ad un evento sentito come pochi dalla comunità hardcore milanese, oltre che ad un live di un gruppo che, nel nostro piccolo, ci ha segnato indelebilmente.

Agnostic Front, Wisdom In Chains, Raw Brigade @ Slaugher Club, Paderno Dugnano (MI), Febbraio 2026
Lavorare, si sa, non piace a (quasi) nessuno, soprattutto quando i concerti sono infrasettimanali e non esattamente sotto casa. Arriviamo infatti allo Slaughter Club di Paderno Dugnano che i Raw Brigade, primo gruppo ad esibirsi, sta smontando il palco. Mangiandoci le mani, attendiamo dunque pazientemente l’inizio dello show dei Wisdom In Chains, promettendoci mentalmente che rincorreremo i colombiani e che, alla prima occasione utile, saremo in prima fila anche per loro.
L’attesa viene ripagata dallo show degli americani, freschi del recente ingresso di Frankie Puopolo, ex bassista dei Death Before Dishonor, a rimpiazzare lo storico Mad Joe Black alla voce. Duri come il cemento, rocciosi come una montagna, i Wisdom In Chains scaldano l’atmosfera con il loro hardcore dal suono al contempo grezzo, caciarone e aggressivo, che scatena il mosh dei più giovani tra i presenti. Puopolo alterna una coinvolgente presenza sul palco a una ripetuta immersione nel pubblico delle prime file, apprezzando a più riprese la conoscenza dei testi proposti nella seconda parte dell’esibizione. I Wisdom In Chains abbandonano il palco tra gli applausi ma, in questi contesti in cui l’amicizia e il rispetto tra band è qualcosa di veramente concreto, già pensiamo a quale pezzo dei successivi artisti li vedrà nuovamente sul palco.
Il turno è ora quello degli headliner Agnostic Front, che con questo tour presentano il nuovo disco Echoes in Eternity. Sì, li abbiamo visti più volte i ragazzi di New York. E sì, torneremo a vederli ancora. Il motivo è semplice: uno show adrenalinico, in cui è sempre emozionante vedere la fratellanza tra due giganti della musica hardcore come Roger Miret e Vinnie Stigma. Viscerale, immediato, diretto e senza fronzoli, lo spettacolo offerto dai padrini del NYHC ripercorre tutte le principali tappe di oltre 40 anni di carriera, passando attraverso le iconiche “For My Family”, “Old New York”, “Crucified” o “My Life My Way” e aggiungendo i principali brani di Echoes in Eternity. Tra questi, riportiamo il grande successo riscosso da “Sunday Matinee”, che anche alle nostre orecchie era sembrato il pezzo migliore del nuovo album, oltre che il più adatto a travolgere il pubblico in sede live. Segnaliamo inoltre la classica esibizione di Stigma nel cuore del circle pit, come sempre acclamato da tutti i presenti. Sul palco tornano infine, come da pronostico, sia Charlos Chavarriaga, frontman dei Raw Brigade, sia il già citato Frankie Puopolo, a cui spetta l’onore di cantare l’inno dell’hardcore newyorkese per eccellenza, oltre che pilastro della musica tutta: “Gotta Go”.
Per l’ennesima volta torniamo a casa da un live degli Agnostic Front con un gran sorriso stampato sul volto. Un gruppo storico, che non ci stancheremmo mai di rivedere, che è fratello maggiore e guida spirituale di tutti noi amanti dell’hardcore.

Sick Tamburo @ Santeria, Milano, Febbraio 2026
I Sick Tamburo sono, insieme a Egreen (a cui dedichiamo uno spazio poco più sotto), probabilmente il gruppo che ho visto più volte dal vivo. Sarà che macinano tour in giro per l’Italia tutti gli anni, sarà che li ho intercettati quasi per caso anche in vacanza, ma la data del Santeria è solo l’ultima di una lunga serie. E la verità è che mi piacciono sempre da morire. Con l’appuntamento di Milano il gruppo pordenonese capitanato da Gian Maria Accusani ci presenta il nuovo album Dementia, che non cambia di una virgola la ricetta alternative rock dei friulani, che contano ormai quasi 20 anni di attività e a cui è doveroso sommare i quasi 12 dei Prozac+, band culto dalle cui ceneri nascono i Sick Tamburo.
Il live è come sempre una grande immersione in quell’ibrido tra gioia e tristezza, tra buon umore e malinconia, tra bianco e nero che a nostro avviso ha sempre caratterizzato la musica dei Sick Tamburo, capaci di raccontare le emozioni in maniera semplice, genuina e, in una parola, vera. Ogni live del gruppo, così come ogni disco, oscilla in quello spazio di tensione tra il “adesso mi scateno” e il “adesso mi metto a piangere”, che ha sempre reso grande una proposta in grado parlare un linguaggio che attecchisce allo stesso modo a generazioni differenti, talvolta anche ben distanti. I classiconi della band, per l’occasione con basso e chitarra al femminile, vengono riproposti come ogni volta: si passa da “Parlami Per Sempre” a “Meno Male Che Ci Sei Tu”, da “Il Colore Si Perde” a “Il Fiore Per Te” (cantata per l’occasione dalla conterranea Francesca Mesiano, in arte California, dell’ex duo Coma_Cose), spaziando tra i principali brani del nuovo album. Tra questi, un enorme successo viene riscosso da “Silvia Corre Sola”, ma è il disco tutto a ricevere l’apprezzamento unanime del pubblico. Chiude, come da pronostico, la sempre fortissima “A.I.U.T.O.”, mentre sotto il palco il pogo è ormai generalizzato.
Ennesimo live emozionate, di un gruppo che, pur riproponendo da anni la stessa formula, non è ancora riuscito a fare un disco in flessione. Bravissimi, soprattutto live.

Egreen @ Magnolia, Milano, Febbraio 2026
La prima volta che ho ascoltato Egreen è stato in macchina di un amico. Lo conoscevo di nome e dalla fama di gemma dell’underground, ma non mi ci ero mai dedicato. Era agosto del 2015, stavamo andando a Brescia a vedere Kaos One e quel giorno ebbi la mia personale folgorazione sulla via di Damasco, illuminato dalla luce accecante di Nicolás Fantini, per gli amici Gigi, in arte Egreen. Divorato Il Cuore e la Fame, nel novembre dello stesso anno uscì Beats & Hate, insieme a Retox dei DSA Commando il disco rap più importante dei miei 20 anni.
Avendo assistito a una marea di live di Egreen con i più disparati progetti (mentre scrivo ne conto almeno 8, ma sono sicuro di sbagliarmi al ribasso), non si poteva certo mancare al decennale di un disco così importante. Siamo al Magnolia, alle porte di Milano, e Fantini ci propone un Beats & Hate suonato nella sua interezza con l’accompagnamento di una band d’eccezione, oltre che una selezione dei pezzi più significativi del suo puzzle di ben 23 lavori di ampio respiro. Si aprono le danze con “Il Marchio del Condor” a cui seguono, tra gli altri, i pezzi a nostro avviso migliori del disco: “26 Dicembre”, “Ulysses”, “Shake N Bake” e la struggente “Il Grande Freddo”. Verso metà concerto Nicolás chiama sul palco un amico e collega che “passava di lì e mi ha chiesto di fare un paio di barre”. E sul palco, nel tripudio, arriva Kaos One, che regala qualche minuto di puro spettacolo con il brano “Drakaris”. Non potendo ripercorrere il live nella sua interezza, ci preme segnalare due momenti in particolare: il primo, con Egreen che in trance agonistica scorda l’attacco di “Matematica” e chiede l’aiuto del pubblico, trovando la risposta nella primissima fila; il secondo, il ripartire da capo ridendo su una delle canzoni più complesse, “T.O.M.A.”, uno scoglio live praticamente insormontabile, scatenando l’ovazione totale dei presenti.
Un live intensissimo, con un Egreen incredibilmente in forma e al contempo estremamente emozionato, che ha permesso a tutti i fortunati partecipanti di rivivere un disco iconico del rap italiano degli ultimi 10 anni. Il supporto di una meravigliosa band ha inoltre saputo saputo valorizzare l’indiscusso protagonista della serata nella maniera migliore, aggiungendo un elemento in più alla coppia rapper-dj classica dei live del genere. Anche se non ci sarebbe bisogno di dirlo, Fantini si rivela essere, ancora una volta, uno dei rapper italiani più forti della scena.



