
Ozone Dehumanizer è stato un nome dirompente nella scena musicale underground italiana degli ultimi anni. Per chi non lo sapesse, si tratta di un progetto trasversale che fonde rap hardcore e black metal tanto nelle sonorità quanto sotto l’aspetto lirico e tematico, che ha ormai raggiunto una discreta fama nei circuiti della musica estrema. Il mastermind dietro a Ozone Dehumanizer è Nicola Redavid, originario di Gioia del Colle, Puglia, il quale porta avanti anche il progetto black metal solista Sentiero Dei Principi e, affiancato dal collega Maxar, il moniker Nerthus Division, in cui la fusione tra hardcore rap e black metal viene convogliata tematicamente verso i conflitti, la mitizzazione della guerra e il culto della violenza storica.
La recensione odierna prende in esame DARKER MEDIEVAL TIMES, ultima fatica di casa Ozone Dehumanizer di recente uscita. Partiamo dal titolo, che riprende esplicitamente quel Dark Medieval Times che nel 1993 segnò l’ingresso nella scena estrema dei Satyricon, uno dei gruppi simbolo del black norvegese. Da oscuro, il Medioevo in cui viviamo si fa ancora più tetro e inospitale, dominato dalla violenza e dalla sopraffazione. Ozone descrive il presente per immagini e allusioni storiche, mitiche ed esoteriche, aggirando un linguaggio contemporaneo percepito come svuotato. Il presente viene raccontato per analogia e non per cronaca, adottando una narrazione che procede per archetipi e risulta al contempo astratta e feroce, distante ma incredibilmente vicina. Quei “medieval times” del titolo, richiamati più volte da figure quali cavalieri, crociate, assedi e razzie, altro non sono che metafore per descrivere un mondo sempre più diviso in nemici assoluti, la perdita di ogni spazio neutro, la sensazione di vivere in uno stato di guerra permanente. Oltre a quanto sin qui riassunto, preme sottolineare le assolute doti di scrittura dell’artista, che emergono con prepotenza in un genere in cui, comunque, la componente strumentale è al servizio del messaggio veicolato dalle corde vocali. Ozone è una penna rara, brutale ed elegante al tempo stesso, capace di virare da descrizioni vivide e raccapriccianti (“Io sono i campi di concentramento / lo sterminio che ogni giorno vivi / E [tu] vivi! Perché devi vedere i ponti in fiamme / le chimere che si arrampicano in cima alle montagne” – “IL CAVALIERE LA MORTE E IL DIAVOLO”) ad altre di struggente bellezza (“Voglio essere la nebbia / le tane delle volpi dove dormono se fuori c’è tempesta / le riviere dove sbattono le onde / le galere più recondite, le tue parole sordide / un vortice d’assenza, d’abbandono mi trascina / tra le gocce benedette di quest’acqua cristallina / che è la vita” – “NOTTURNO in Do minore, No.1”). È un rap che, oltre che per immagini, procede per piccoli storytelling criptici, evocativi e macchiati di una religiosità di stampo esoterico, in cui la descrizione di un mondo terreno in rovina è costellata di suggestioni medievaleggianti e dark fantasy zeppe di riferimenti naturalistici, con la morte sempre sullo sfondo. Quest’ultima, vera protagonista del disco, è vista dall’Io narrante come feticcio e motivo di morbosa curiosità (“C’è qualcosa nella fine della vita che mi affascina / la vena del mio polso destro aperta mentre sanguina / una storia su una rondine che muore / una voragine nel cuore / il piacere che si cela dietro il tuo dolore” – “NOTTURNO in Do minore, No.1”), paura atavica (“Ho provato a suicidarmi e da codardo quale sono / son fuggito, mi merito la vita questo è il maleficio” – “HO PROVATO AD IMPICCARMI MA SONO UN CODARDO”), folle euforia sanguinaria per la pulizia del mondo (“L’euforia di un mio compagno accanto a me nella trincea / che regge la proiettiliera alla mia destra mentre scarico / osservare la tua testa andare in pezzi sotto i colpi / rubare le fedi dalle dita dei nemici morti” – “BLACK WOLVES (NERTHUS DIVISION)” e, accezione ancor più agghiacciante, paradisiaco premio per una vita di violenza (“E poi Dio mi portò tra le stelle / tra gli angeli in coro e le mille campane / i giardini potati, le vergini sacre / i vigneti infiniti, la luce solare” [dopo che] “mi sono arruolato, ho bruciato villaggi / ho strupato fanciulle, ho provato piacere” – “LA MORTE DEL GRANO (UN CASTELLO Pt.5)”. La profondità lirica di cui sopra viene infine accompagnata in larga parte da strumentali di stampo black metal, realizzate interamente da Ozone stesso, con la sola eccezione di “BLACK WOLVES”, che vede la partecipazione di Maxar al testo quanto alla produzione. Le basi sono costruite intorno ai riff glacialitipici del genere e sono accompagnate talvolta da elementi che conferiscono un’aria folk black e medievaleggiante al suono e da una componente marziale tipica dei contesti bellici. Come ultimo aspetto vogliamo citare la struttura dell’album che, nella contenuta durata di 22 minuti, riesce comunque a fornire una discreta varietà di soluzioni: i ritornelli sono presenti in soli tre pezzi, la traccia mediana (“LACK WOLVES (NERTHUS DIVISION)”) è funzionale a spezzare l’incedere tetro e depresso della prima parte del disco ed è seguita da un breve interludio (“WALZER PER IL CREPUSCOLO”) che riprende la poesia giovanile Anima mia di Pablo Neruda, aggiungendo un riferimento culturale non scontato e decisamente riuscito.
Ozone Dehumanizer si conferma e, anzi, dimostra ancor di più di essere un artista atipico nel panorama estremo contemporaneo, capace di unire una fucina di idee musicali ricercate con una penna dalla sensibilità macabra e del tutto fuori dal comune. Un disco che, con l’allegoria della morte e della violenza parla della corruzione dell’anima umana e della decadenza dei tempi in cui viviamo, negando qualsiasi tipo di possibilità di salvezza o redenzione per l’essere umano. Il fatto che tutto ciò sia convogliato in un unico artista e in un progetto dalla coerenza tematica e musicale così forte rende Ozone Dehumanizer una perla rara nell’underground musicale italiano.
(Esercito Della Chiesa Dorata, 2026)
1. UN DOLORE COSÌ GRANDE DA FARE PIETÀ AL MONDO INTERO
2. HO PROVATO AD IMPICCARMI MA SONO UN CODARDO
3. NOTTURNO in Do minore, No.1
4. BLACK WOLVES (NERTHUS DIVISION)
5. WALZER PER IL CREPUSCOLO
6. IL CAVALIERE LA MORTE E IL DIAVOLO
7. PER QUANTO ANCORA IL VENTO SOFFIERÀ SULLA MIA BARCA?
8. LA MORTE DEL GRANO (UN CASTELLO Pt.5)


