
I livornesi Weekend Martyr tornano con il loro secondo album in studio e lo fanno in grande stile. Il trio spinge il proprio sound in territori più oscuri e grezzi, siamo nel bel mezzo della frontiera americana, fatta di deserto, polvere, lingue di asfalto che si srotolano languide come serpenti tentatori. C’è molto sudore nelle tracce di questo disco, prodotto alla grande da Marco Fasolo (I Hate My Village, Jennifer Gentle), che insieme alla band ha optato per registrazione in presa diretta, che ne agevola la fruizione finale, andando a sottolineare le vis nervosa delle chitarre di Riccardo Prianti, anche ottimo cantante, e la sezione ritmica che odora di bruciabudelle, funghi allucinogeni e malattie veneree, con Elia Lazzerini alla batteria e a tutto ciò che concerne il pestare duro su qualsiasi superficie e Matteo Scateni al basso, rozzo e slabbrato come solo una rissa a boccali di birra in piena faccia può fare.
I Weekend Martyr siedono in cerchio, tra le dune di un deserto che muta pelle, un fuoco acceso, animali morti a bruciacchiare, stelle a perdita di vista, e cantano le loro storie. Dentro ci sono le fragranze del rock di una volta, del blues dalla voce profonda, del country – qui declinato nelle deviazioni gothic e death – tanto fuzz. Attorno a loro gli spettri di Nick Cave, Tom Waits, Black Keys, anche il Beck più scarno e un qualcosa che rimanda al Josh Homme più ispirato. CRUEL HOUSE è musica che sposa benissimo una certa letteratura, vengono in mente Lansdale e il suo assurdo universo, così come la beat generation e tutta la stagione lisergica. Anche il cinema, quello di Cronenberg, trova asilo tra le note di un album che sa emozionare in mille modi diversi. Un lavoro ispirato, che trasuda genuinità da ogni solco, che suscita ricordi – forse nostri, forse no, ma che importa? – e germoglia immagini fortissime davanti a noi, anime che vagano sospinte dal vento caldo, alito di diavolo, polvere da sparo.
I Weekend Martyr ci regalano un disco maturo e convincente, e mentre ne decanto le giusti lode, so che la band ha suonato in giro per l’Europa (Francia, Belgio, Germania e Svizzera); il live è difatti lo scenario più congeniale per loro, dando la possibilità ai brani di deflagrare, probabilmente sfigurandosi in lunghe divagazioni, perché il deserto è anche questo: caldo asfissiante, vista sfocata, miraggi. Un disco solo apparentemente lo-fi, un timido nascondersi, piccole bugie; che si sa, gambe corte, poco margine di trattativa, vince la verità a mani basse, ossia un lavoro di spessore che non faticherà a entrare nel cuore di molti.
(Cruel Records, Almost Halloween Time Records, Ciqala Records, 2026)
1. CRUEL HOUSE
2. MOONGROUND
3. NO SUN
4. LEE
5. DROWN SUN
6. SCISSORS
7. LIVER
8. BURN
9. EDGE
10. NO LOVE
11. SEA SEED
12. LOOK UP


