
Con colpevole ritardo, ma ringraziando i famigerati algoritmi dei social per averceli fatti conoscere, ci troviamo a recensire i padovani Talk To Her, al secondo lavoro uscito a ottobre 2025 dal titolo Pleasure Loss Desire. Sin dalla pubblicazione del debutto Love Will Come Again del 2020 i Nostri sono stati etichettati come Editors italiani, un paragone che non vuole suonare come semplice scimmiottatura, ma anzi intende dare un peso maggiore e responsabilizzare la prova musicale di questi ragazzi, che sin da da subito hanno dimostrato delle doti tecniche e una sensibilità musicale non comuni all’esordio. Caratteristiche queste che, per fortuna, hanno riproposto e migliorato con il secondo disco, nel quale possiamo citare in ordine sparso echi di Interpol, Editors, White Lies, I Love You But I’ve Chosen Darkness, Lebanon Hanover, Depeche Mode, post-punk, dark e new wave, synth ed elettronica.
L’algida “Waterfall” in apertura, quasi coldwave, introduce un lavoro carico di feeling, introspezione e malinconia. Freddo ma non per questo meno emozionante, Pleasure Loss Desire è un compendio romantico di come si possono aggiornare i generi di cui sopra e riproporli nel 2026 con un prodotto lontanissimo dal suonare una mera copia, in grado di ergersi tra i capofila di quella che sta diventando una vera e propria ondata di revival della wave che, nata negli anni Ottanta, era già stata recuperata nei primi anni Duemila (insomma, si viaggia di ventennio in ventennio). Il quartetto ha dalla sua un imponente scheletro ritmico attorno al quale si ergono i muri delle chitarre e i tappeti di elettronica, sempre presente a livello di atmosfera ma mai in primo piano. Ruolo questo che viene invece riservato spesso ad Andrea, voce dei Nostri e perfetto sia negli approcci più caldi ed eterei sia in quelli più impostati “à-la Curtis“. La progressione dei dieci brani è perfetta nell’introdurre gradualmente le varie componenti del suono dei Talk To Her, e già con la terza traccia “PLD” abbiamo a disposizione tutte le carte che ci permettono di descrivere (e apprezzare!) la caratura artistica di questi ragazzi, che non si risparmiano, e anzi osano assai spesso, incursioni in territori ballabili e danzerecci. E ci piacciono sempre, sia quanto le ritmiche sono in crescendo sia quando i battiti si mantengono sottocutanei, pulsano notturni ma irrefrenabili, come nel caso per esempio di “Surface”, che se vogliamo riprende la traccia introduttiva per evolverla pur conservando i suoi tratti cupi. “Silver Waves”, traccia finale, sublima e chiude questo percorso, accomiatandosi dall’ascoltatore con classe lasciandolo con un brano etereo, impalpabile e freddo, che si ricollega direttamente alla canzone in apertura creando di fatto un loop dal quale è difficile uscire.
Gruppi come i Talk to Her vanno incensati, lodati e fatti conoscere in giro, costituiscono un bene e un vanto per il nostro Paese ponendosi allo stesso livello di realtà internazionali (alle volte ingiustamente) ben più blasonate. Cercateli anche dal vivo se potete, l’esperienza live giova assolutamente al suono dei Nostri che dal vivo riescono ad aggiungere ancor più carica emotiva ai loro pezzi.
(Icy Cold Records, 2025)
1. Waterfall
2. Dyve
3. PLD
4. Surface
5. No Sound Remains
6. The Half Light
7. Someone Else
8. Another Life
9. In Echoes
10. Silver Waves


