
Il primo ascolto di Turn on the Bright Lights, disco d’esordio dei newyorkesi Interpol nell’ormai lontano 2002, fu per me un’esperienza indimenticabile. Quella chitarra che apre “Untitled” e si sviluppa successivamente in quel post-punk scoglionato, blasé e distaccato riesce ancora a pormi in uno stato d’animo sereno e rilassato. Troverete forse inelegante, ingeneroso, cominciare la recensione di Dancing like an idiot dei milanesi OCTOBER menzionando il magnifico debutto di una delle band a cui essi si ispirano. La cosa andrà invece vista come una lode, visto che l’inizio di “For Elizabeth”, opener del disco, traccia i contorni di una cornice di luogo accogliente, magari senza che questo sia voluto. Passando oltre questa anticipazione, la cronaca necessita di farvi sapere che abbiamo tra le mani il debutto di un quartetto formato da Gianluca Villa a chitarra e voce, Dario Giordano al basso, Paolo Soffientini alla batteria e Davide “dEbE” Debenedetti ai synth. Il progetto OCTOBER esiste dal 2024, con esperienze precedente in Grandi Animali Marini, Il Fieno, NOA, Egokid e collaborazioni con Veracrash e I Ministri. Il promo recita che la musica della band “fonde brit-wave e atmosfere malinconiche, con un sound che guarda a Strokes, Interpol, Coldplay, Editors e Fontaines D.C.” e aggiungo che sì, queste influenze ci sono e ci sentono ma bravi sono gli OCTOBER a mischiare il tutto con intelligenza e personalità.
I nove brani dell’album raccontano quei quei momenti in cui si ha l’occasione di guardarsi da fuori e ci si vede come degli idioti, sempre fuori posto, sempre a un passo da ciò che si desidera. L’opener, già citata poche righe sopra, fa di tutto appunto per farci ballettare senza dare importanza al fatto che si sia veduti da altri o meno. Oltre a questo, ha il ficcante pregio di rimanere in testa e ritrovarsela anche quando meno te l’aspetti. Va subito detto che due sono gli elementi che, a mio avviso, marcano bene le peculiarità della band lombarda rispetto agli stilemi del genere in cui in qualche modo rientrano. Da un lato la voce, non baritonale e profonda come si penserebbe, dall’altra il basso, con una gradevolissima punta di distorsione, che traina i pezzi e non è necessariamente “dritto” come Peter Hook ci insegnò ma anche svisa senza essere prevedibile. Come non propriamente prevedibili sono le aperture quasi surf di “Nerves Part. 1” che bene si coniugano con la solida base post-punk. “Sick Rose”, il terzo brano, è molto interessante e sembra partire da un’ispirazione vicina agli Editors (soprattutto quelli del sottovalutato In This Light and on This Evening), con grande spazio lasciato a un bel synthone che accompagna la strofa mentre il ritornello è appunto guidato dal basso che fa da bordone alla sentita interpretazione di Villa alla voce (datemi del bischero, ma a me questo pezzo richiama anche certe cose new-prog, soprattutto i Marillion dell’era Fish, vuoi per il tastierone, vuoi per l’eleganza delle note scandite dal quattro corde ma anche per una certa libertà espressiva che raramente si trova tra i paletti dei riferimenti musicali menzionati). Se “Specials” e “Universe” sono forse più canoniche (comunque da sottolineare la bella prestazione vocale nella seconda), con “Yantoo” si va molto vicino a certi Smiths e si apprezza con piacere un pezzo che potrebbe benissimo funzionare nell’etere visto l’alto tasso melodico e ammiccante. La title-track rientra pienamente in ambiti brit-pop con batteria e cembalo che fanno molto Manchester anni Novanta e anche qua bastardissimo ritornello che si ficca in testa. Benissimo, a confermare ciò che di buono già si pensa degli OCTOBER, “Nerves Part. 2”, pezzo movimentato con piglio rissoso tipo Clash e nuovamente un bel ritornello di quelli che non riesci a toglierti dopo giorni e giorni. A chiudere il disco mentre si spengono le luci della dance hall è la dolce “Nocturne”. È ora di uscire, sì, e ce ne andiamo soddisfatti.
Dancing like an idiot è davvero un bell’esordio e bravi gli OCTOBER a non nascondersi dietro ai loro riferimenti musicali e anzi cogliendo l’occasione di dimostrare che sanno maneggiarli aggiungendo un ché di molto personale e sentito. Anzi, proprio quando i nostri non si accontentano di rimanere in ambiti conosciuti (ma con intelligenza), si gode per l’ascolto di canzoni piacevoli, ben composte e ben eseguite. Voto tondo e convinto che merita un mezzo punto in più di fiducia e di speranza pensando alle belle “For Elizabeth”, “Sick Rose” e “Nerves Part. 2” (soprattutto, non solo).
(Waddafuzz! Records, 2026)
1. For Elizabeth
2. Nerves Part. 1
3. Sick Rose
4. Specials
5. Universe
6. Yantoo
7. Dancing like an Idiot
8. Nerves Part. 2
9. Nocturne


