
Un intreccio di sonorità eteree e costruttive si innalza nel mondo sensazionale degli inglesi Dutch Elm. La band nasce a Newcastle con una formazione classica di quattro elementi, nella loro scrittura straordinaria si esprime uno spaccato musicale creativo e di notevole interesse. L’album omonimo esce per l’etichetta Ripcord Records a distanza di quasi dieci anni dalla nascita dei Nostri ed esprime al meglio il concetto di post-rock con venature più pesanti soprattutto nei ritornelli esplosivi tendenti al post-metal; il tutto viene spalmato in un viaggio meraviglioso e avvolgente che descrive il passaggio di vita oltre le difficoltà in una chiave concettuale.
Il brano iniziale “Transmitter” apre questo lavoro su un riff gonfio di energia per poi lasciarsi dondolare dalla ritmica potente e sognante, il basso fa un balzo enorme insieme alle percussioni confortevoli ed esplora diverse sonorità, che incontrano arpeggi di chitarra math rock per una malinconica apertura mozzafiato. La seconda traccia “Sitting There Thinking” avvia un tocco sensoriale che il quartetto riesce a eseguire in una perfezione invidiabile, le chitarre sono trattenute da un tempo perduto e pian piano si inizia a vedere la luce all’interno di un caloroso mosaico esplosivo. Il tiro pazzesco della ritmica infine mette in risalto le qualità sensibili dei Nostri con un’opera danzante e una chiusura furiosa che ricorda i tedeschi Long Distance Calling. L’intermezzo oscuro di “The Sword of Damocles” e il monologo recitato invita la seguente “Cats and That” con un meraviglioso e cinematografico gioco di luci bianche. Una canzone stupenda dal ritmo dolce e misterioso in tutta la prima parte, fino ad incontrare il virtuosismo delle chitarre e un aggressivo cambio di rotta nel ritornello ampio, a mani basse uno dei brani più riusciti dell’intera posta. Con il trittico conclusivo i Dutch Elm prendono una strada diversa, molto più tecnica, iniziando dal progressive tuonante in “You’re Not Invited to That Riff” per una feroce composizione di spessore. In questo caso il sound si fa sempre più duro e complesso creando un nucleo di riff versatili che vanno verso una direzione ossessiva e buia, per avvicinarsi a band più moderne e attuali stile Tides From Nebula. Discorso diverso nella penultima canzone “Tell Him Not to Bother” dove il ritmo rallenta e si espande verso un’atmosfera più tranquilla; nonostante ciò però il carico di distorsioni con forza riesce a dare la sua impronta aggressiva in un incendiario e devastante gancio finale. Chiudiamo con “Soledad Brother” che si discosta dal resto del disco con una tematica più morbida e un cantato di sottofondo, nel finale il coro condiviso accoglie un emozionante brivido e un crescendo preciso per una fine perfetta.
I Dutch Elm con questo album racchiuso in sei tracce gustose pubblicano un capitolo molto soddisfacente, quindi possiamo dire che la tanto attesa è stata ripagata alla perfezione. Ora ci aspettiamo che questo cammino non venga ingabbiato e che sia il punto di partenza per questi ragazzi.
(Ripcord Records, 2026)
1. Transmitter
2. Sitting There Thinking
3. The Sword of Damocles
4. Cats and That
5. You’re Not Invited to That Riff
6. Tell Him Not to Bother
7. Soledad Brother


