
I Rope sono una band in crescita, c’è poco da dire. Attivi a Torino dal 2019, hanno pubblicato il debutto Crimson Youth nel 2020 e tornano oggi con For All the Marbles, un secondo lavoro che fotografa in maniera piuttosto evidente il percorso compiuto dal quartetto negli ultimi anni. Lo spettro entro cui si muove la loro proposta, pur rimanendo riconducibile al mondo del punk in senso lato, continua a essere caratterizzato da una notevole quantità di influenze che contribuiscono a delineare un suono in equilibrio tra hardcore punk, noise rock, post-punk, post-hardcore, grunge e alternative rock. La crescita di cui parlavamo poco sopra emerge soprattutto dal confronto con il disco d’esordio: se Crimson Youth era infatti un lavoro fortemente orientato verso l’hardcore punk e il noise rock, capace di condensare tutta l’urgenza espressiva e l’irruenza tipiche di una band agli inizi del proprio percorso, questo secondo capitolo, complice anche una gestazione durata ben sei anni, appare decisamente più ragionato, ampio e consapevole delle proprie possibilità.
Vale la pena approfondire il discorso. Se Crimson Youth era un disco costruito principalmente di pancia, alimentato da nervi scoperti e da un approccio quasi istintivo alla scrittura, For All the Marbles è un lavoro che sposta progressivamente il proprio baricentro dall’impatto immediato verso una costruzione più stratificata e, per certi versi, quasi atmosferica — concedendoci il termine nonostante si stia parlando di una formazione che affonda le proprie radici nell’hardcore punk. Questo non significa che venga meno l’aggressività che da sempre caratterizza il gruppo; al contrario, la componente più abrasiva e rabbiosa rimane centrale all’interno dell’economia dell’album, ma viene incanalata all’interno di strutture più ampie e meno impulsive, nelle quali la gestione della tensione assume un’importanza pari a quella delle inevitabili esplosioni sonore. L’hardcore punk continua a rappresentare il punto di partenza della proposta dei torinesi, ma raramente costituisce l’unica coordinata entro cui si sviluppano i brani. Le composizioni tendono infatti a muoversi lungo traiettorie più fluide e articolate, nelle quali emergono tanto le geometrie del post-punk quanto le asperità del noise rock, sempre presente attraverso chitarre abrasive e dissonanze controllate che contribuiscono a mantenere elevato il livello di inquietudine sonora. Uno degli aspetti più interessanti del disco risiede inoltre nel modo in cui le numerose influenze vengono assimilate e rielaborate senza risultare mai didascaliche o eccessivamente riconoscibili. Se nel debutto era relativamente semplice individuare riferimenti precisi a realtà come Metz o Drive Like Jehu, in For All the Marbles il discorso appare più stratificato e personale, segno di una maggiore maturità compositiva. È possibile cogliere una certa eredità dei Fugazi nella gestione delle dinamiche e nel dialogo costante tra gli strumenti, così come emerge una malinconia chitarristica che richiama in più di un’occasione alcune delle pagine più significative del post-punk britannico. Parallelamente, le aperture più melodiche e dilatate lasciano intravedere un gusto che guarda con interesse all’alternative e all’indie rock degli anni Novanta, mentre l’elemento grunge, pur rimanendo costantemente sullo sfondo, affiora nelle progressioni più lente, pesanti e cadenzate, contribuendo ad arricchire ulteriormente il quadro complessivo.
For All the Marbles rappresenta quindi, in definitiva, quel classico secondo album che segna un passaggio cruciale nel percorso di una band: il momento in cui si sceglie consapevolmente di non limitarsi a replicare una formula già collaudata, preferendo invece ampliarla, metterla in discussione e scoprirne nuove potenzialità. È un lavoro che probabilmente non possiede la stessa immediatezza del predecessore e che richiede qualche ascolto in più per essere assimilato fino in fondo, ma che ripaga questa richiesta con una maggiore profondità, una più ampia varietà di soluzioni e una visione artistica decisamente più compiuta. I Rope sembrano aver sacrificato una parte dell’istinto più grezzo che animava Crimson Youth, ma in cambio hanno acquisito una dimensione più completa e matura, nella quale ogni elemento trova una collocazione più equilibrata e funzionale. Alla luce di questi presupposti, non resta che guardare con curiosità alle future evoluzioni del loro suono. Nel frattempo, For All the Marbles si guadagna senza particolari difficoltà una piena promozione.
(Jungle Noise Records, 2026)
1. Here Goes Nothing
2. (Missing) Operating Manual
3. Lose-Lose Situation
4. Siamese Twins
5. Cross My Heart
6. Beating A Dead Horse
7. Today’s A Gift


