
Gli scozzesi Tyrannus sono un interessantissimo gruppo che è in grado di mixare alla perfezione il black metal della scena polacca (Mgła, Profeci, Sznur, etc.), con il metal ed il thrash anni Ottanta e con una sana attitudine punk, molto simile a quella dei primi Venom. Ma questa è solo la punta dell’iceberg: più li si ascolta infatti, più si sentono tutte le loro influenze convergere nei loro brani, per dare vita ad una creatura del tutto particolare. Devo dire la verità: non li conoscevo affatto, e ho affrontato il disco pronto a qualsiasi cosa, con la mente aperta ed il cuore puro, e sono rimasto piacevolmente sorpreso! Attivi dal 2018, tralasciando vari EP e split (incluso un live album), i Tyrannus hanno pubblicato il loro primo album intitolato Unslayable nel 2022, e quattro anni dopo pubblicano la loro seconda fatica intitolata Mournhold, di cui vi vado a parlare oggi.
Mournhold parte subito alla grande con due cannonate di classico black metal, ma con delle sorprese: “Violent Inheritance” e “Orbus Non Sufficit” hanno infatti i piedi ben piantati nel black metal classico, ma lo sguardo è rivolto alle stelle. I due brani sono infatti costruiti in maniera tale che sulla base black metal si bilancino sapientemente assoli di classico heavy metal, aperture quasi prog e rallentamenti melodici, in modo tale che le canzoni stesse facciano il salto di qualità, e soprattutto non scadano mai nella monotonia. Ma le sorprese sono appena iniziate. Il pezzo successivo cambia infatti marcia, prendendo una piega diversa. “Seize the Stars” è una slayerata (questo termine dovrebbe finire nella Treccani, altro che petaloso…) pazzesca: puro thrash fine anni Ottanta, con tanto di break a metà canzone ed assoli con il fischio certificato. Ed in pochi minuti arriviamo così alla successiva “Flesh Eternal”: come si potrebbe definire un brano così se non punk? La canzone è interamente trainata dal basso, e da una linea vocale ipnotica che mi ha fatto tornare alla mente certa roba anni Novanta, quando il metal aveva perso la bussola e non sapeva bene in che direzione andare. Ottimo brano, ma di certo spiazzante… Ma la confusione passa subito, in quanto i Nostri ritornano subito sui loro passi con la successiva “Reignfall”, che ci rispedisce nell’universo black metal e thrash. Ma attenzione, il riff che porta al ritornello non vi ricorda qualcosa? Esatto, ricorda tantissimo “Black Metal” dei Venom, ed infatti questo pezzo potrebbe essere visto benissimo come un tributo al trio di Newcastle. E non c’è niente di sbagliato in questo. Infine, con gli ultimi due brani torniamo a dove avevamo iniziato: “Mournhold” e “Back To Grey” sono di nuovo due bellissimi e più classici brani black metal pesantemente influenzati dal thrash (la title-track e “Back To Grey” se la giocano su quale delle due sia la mia preferita dell’intero album), molto simile per sonorità e composizione al black moderno della scena Polacca capitanata dai Mgła, ma sempre con quel tocco personale che i Tyrannus hanno saputo dare all’intero album, e soprattutto senza vergognarsi di voler sperimentare e proporre soluzioni fuori dagli schemi.
Ottima prova dei Tyrannus, che con Mournhold hanno dato alla luce un album di musica estrema incredibilmente bello e variegato, difficile da collocare in unico filone. Ed è forse anche questo uno dei punti forti dall’album: la band scozzese non si vergogna di mischiare egregiamente generi anche molto diversi tra loro, con risultati più che ottimi. Anche se siamo solo a luglio, sono sicuro che Mournhold finirà nella top ten di fine anno.
(True Cult Records, 2026)
1. Violent Inheritance
2. Orbus Non Sufficit
3. Seize the Stars
4. Flesh Eternal
5. Reignfall
6. Mournhold
7. Back To Grey


