
Il quartetto inglese Sans Froid torna sulle scene con il suo secondo e potente disco Back Into the Womb per la label Church Road Records. La band di Bristol affonda le radici nella musica sperimentale di stampo progressive ricordando le meticolose strutture dei Mars Volta e il rumore assordante dei primi Sonic Youth e pubblica un lavoro ricco di sfumature diverse e di grande qualità che a differenza dell’esordio si distingue per la collaborazione fraterna in fase di scrittura e le tematiche personali affrontate. Un capitolo energico e intenso, dove la bravura della vocalist e frontman Aisling Rhiannon Whiting abbraccia il gioco sensazionale della ritmica lasciando all’ascoltatore quel sapore moderno e autentico.
Nel brano apripista “Go On” si accende una sezione ritmica di spessore tendente all’art jazz con un’accogliente e melodica struttura vocale che si intensifica sulla parte centrale, portando un crescendo di suoni rumorosi e disturbanti che catturano l’attenzione in un timbro teso e dissonante. Un brano ottimo con una notevole chiusura d’impatto rocciosa. Segue la malinconia del singolo “Pros & Constants” e l’inizio misterioso dove Aisling recita una preghiera dolce fino ad incontrare il balzo ruvido e incendiario delle chitarre, sul testo poi si crea una sensazione quasi shoegaze che esplode nel ritornello stupendo di un’opera grandiosa e memorabile. “Still Thinking” prosegue il cammino verso melodie amorevoli e lussuose su un giro danzante, qui la voce delicata inizia a dare una marcia più martellante e doom al percorso ricordando i primi Blood Ceremony, nei riff infine si unisce il caos deciso e dinamico che conclude in silenzio il tiro iniziale leggero. Il breve intermezzo soffice di pianoforte in “Baby Bags” accoglie la title-track “Back Into the Womb”, uno dei brani più complessi e tormentati del lotto. Dopo il sussurro principale la canzone si spalma in una ringhiosa cavalcata di suoni tecnici vicini al math rock ed è quì che notiamo tutta l’esperienza sperimentale del gruppo, con sognanti paesaggi espressivi che si cullano in un morbido lato nascosto da decifrare per collegare il brano successivo “Sorbet”. Una composizione ipnotica su accordi rilassanti di pianoforte che seguono il giro ripetitivo ma magico e anche in questo caso la bellissima voce di Aisling tocca con emozione struggente una traccia carica di speranza, che fino all’ultima nota invita il giro elettronico pulsante di fondo. La seconda parte di questo lavoro si apre con la frizzante “Memorabilia”, un altro brano emotivo e geniale, che a tratti si lascia andare in una tempistica stravagante e irregolare. Il bridge è grandioso e lascia spazio a una delicata carezza nonostante il caos di sottofondo che agita in modo furioso pensieri, per un innovativo brano heavy rock da tenere d’occhio. Passiamo al turno di “Of Mother” su un tiro più pop che non guasta e si sposta verso lidi femminili creando la giusta vibrazione di un groove stupendo. Il trittico finale passa dal quasi tempo post-punk in “Bags Packed” alla migliore dell’intero lotto “The Exploiter of Art”, una canzone incredibile e di protesta contro l’intelligenza artificiale che pian piano sta inghiottendo tutto. In questo caso la band è a un livello superiore e una forma strabiliante, per esplorare un esecuzione ruvida e meticolosa che si arresta sulla voce quasi di dolore ma eccellente come a voler abbracciare una fragilità nascosta. Chiudiamo con la profondità cupa e il pianoforte portante di “Thorns” per una dolcezza ampia e incalzante che conclude un memorabile atto finale.
Back Into the Womb è un album clamoroso ed è la rappresentazione di qualcosa di rinfrescante che da anni non si sentiva, i Nostri danno alla luce un racconto espressivo e di grande fattura che ti travolge artisticamente in un mondo accogliente e di pura energia.
(Church Road Records, 2026)
1. Go On
2. Pros & Constants
3. Still Thinking
4. Baby Bags
5. Back into the Womb
6. Sorbet
7. Menorabilia
8. Of The Mother
9. Bags Packed
10. The Exploiter of Art
11. Thorns


