
Il quartetto strumentale tedesco Glen si riaffaccia sulle scene con un nuovo lavoro in studio che prende spunto dal celebre romanzo 1984 di George Orwell, dal titolo It Was a Bright Cold Day in April,…. Un disco malinconico e sentimentale con il classico timbro post-rock e atmosfere cupe che creano un’impatto teso e dinamico, in quest’opera la band descrive un racconto familiare cercando una via d’uscita sicura in un futuro incerto.
Il brano d’apertura “Frenzy” ha un gancio tagliente ed energico con il passaggio di chitarra oscuro che abbraccia il tempo vibrante della batteria, la melodia poi cambia marcia crescendo d’intensità fino a portare il pezzo su un cammino colmo di ostacoli e una tensione costante infinita. Segue “Lotosesser” con un ritmo irregolare della ritmica che invita la chitarra a raccontare una malinconica storia, leggera e silenziosa. La traccia prende una piega più lenta mantenendo un tempo represso carico di mistero e porta l’ascoltatore a perdersi in un ambiente ipnotico e lussuoso. Con “Brute Force” l’album inizia a viaggiare in maniera più potente su un tocco aggressivo che esprime distruzione. Anche in questo caso non mancano i colpi di scena come il sassofono impazzito che innalza un miscuglio di sentimenti contorti e il travolgente finale che completa questa notevole composizione stravolgendo i temi standard. Passiamo ora al brano più lungo di questo lavoro, “Sublime”, che già dal titolo appare come il momento più alto del disco. Una canzone epica che lentamente apre un vortice di suoni progressive rock e aggancia con decisione l’attenzione verso un’equilibrio controllato, alternando momenti tranquilli a intervalli carichi di espressione per un’epopea sostenuta ma di straordinaria qualità. Il trittico conclusivo inizia con “…And the Clocks Were Striking Thirteen.” e il sottofondo pesante che nasconde un’armonia sconosciuta in un paesaggio apocalittico. Una traccia che si muove in solitudine all’interno di una sensazione drammatica conclusa dalle voci infantili e il tocco di una campana grottesca. Gli ultimi due brani sono tracce bonus che vanno ad arricchire il percorso, a partire da “Zugzwang” e il giro danzante che scaglia colpi potenti e corposi di una struttura infallibile, mentre la traccia finale “Il Ricordo”, dai toni più calmi e rilassanti, fa da chiusura narrativa a un viaggio dolce e riflessivo.
In conclusione It Was a Bright Cold Day in April,… è un lavoro chiaro e importante, nel quale i Nostri danno quel senso di dramma contemporaneo e lasciano spazio a diversi stati d’animo cresciuti in questo periodo di difficoltà.
(Kapitän Platte, 2026)
1. Frenzy
2. Lotosesser
3. Brute Force
4. Sublime
5. …And the Clocks Were Striking Thirteen.
6. Zugzwang – bonus track
7. Il Ricordo – bonus track


