
Si presenta denso, stratificato, complesso, esattamente asimmetrico, il debutto “alla lunga” dei glasvegiani Void of Light, band con all’attivo anche gli EP Void of Light del 2022 ed Enshroud del 2023, dove il six piece aveva dimostrato di trovarsi a suo agio a veleggiare nel grande mare del post-metal ma con uno stile forse troppo derivativo e che risentiva tanto dell’influenza dei Cult of Luna. Ali Lauder alle voci, Marc Carey a chitarra e voci, Nick Collins e Simon Mather alle altre chitarre, Dan Irving al basso e Stephen Wilkinson alla batteria ci presentano quindi questo Asymmetries nel tentativo di tracciare un percorso di riconciliazione tra, come leggiamo nel promo, le maschere del passato e le verità del presente. Va anticipato in sede introduttiva che il disco non si limita, stavolta, a riproporre pedissequamente la lezione ricevuta da altre band che li hanno preceduti (sempre nel promo, vengono menzionati, oltre ai già citati COL, Isis, Neurosis, The Ocean, Hundred Year Old Man, Russian Circles, Type O Negative), ma si scopriranno interessanti risvolti.
Cinque brani molto lunghi (tra gli 8 e i 10 minuti) vanno a comporre l’album e varrà la pena parlarne per dimostrare come, andando a pescare in altre acque, si possa riuscire a proporre qualcosa di personale e persino originale. Onestamente, mi sento di dire che il disco non parte benissimo, visto che “The Passing Hours” ripropone troppo fedelmente riff che abbiamo sentito spesso nei lavori della band capeggiata da Lindberg e Persson e si teme che anche stavolta ci si possa ritrovare fra le mani qualcosa di suonato bene, fatto benino ma che poco porta alla causa dell’innovazione. Eppure si vuol provare a dare fiducia a un paio di cose interessanti, tipo il timbro vocale, sia in clean che nello scream & growl, molto simile a quello di Fernando Ribeiro dei Moonspell che poco sembra avere a che fare con gli stilemi del genere, e un interessante modo di intendere il drumming. Ecco, seguendo queste pietruzze lasciate sulla strada, a partire dalla seconda metà del brano si va a percepire un qualcosa che merita ampiamente la nostra attenzione, grazie soprattutto ad aperture in maggiore veramente intriganti. “Silver Mask”, il secondo pezzo, va a confermare questo sospetto. Il brano è ricco e sembra non voler rispettare fino in fondo i paletti di riferimento, visto che il tono profondo della voce di Lauder strizza spesso l’occhiolino a un certo gothic metal. Il pezzo va ascoltato attentamente e vale la pena non perdersi tutti i livelli e gli strati che compongono lo sfaccettato prisma. Dinamica, svelta e nervosa appare “Ends”, che sembra far flirtare i Paradise Lost più grezzi col black metal. Ottimo si conferma nuovamente Wilkinson alla batteria, bravissimo nel mettere accenti e piccoli dettagli che molto portano alla resa finale delle canzoni. Anche nelle sezioni più riflessive i Void of Light sembrano voler rischiare e giocare altre carte, poco scontate, facendo bene (e infatti, proprio dopo una di queste parti nella stessa “Ends”, un violentissimo breakdown si apre in una altrettanto violenta sfuriata black). Il quarto brano, “Still the Night Skies”, andrà a porsi come l’apice di tutto Asymmetries, più di dieci minuti e mezzo dove la band presenta la summa di tutto ciò di buono che riesce a pensare, comporre, arrangiare, suonare e produrre. Siamo al limite di una suite prog dove tutto è diverso da ciò che lo precede eppure segue un filo logico, un pregnante flusso di coscienza. Guidati dall’incredibile batteria del solito Stephen Wilkinson gli scozzesi vanno a scrutare l’orizzonte fregandosene di bussole e sestanti ma fidandosi solamente del proprio istinto e della loro libertà. Fanno bene, visto che in questi dieci minuti c’è tanto, dai penultimi Anathema ai Pink Floyd e di nuovo la plettrata alternata del black e tutto questo “tanto” è alla base di una perla unica. Chiude il disco “Mirroring” e forse qua torna un po’ quel riproporre cose già sentite, in modo lievemente sterile. Figuriamoci, niente da buttare ma i Void of Light hanno ampiamente dimostrato di saper fare di molto meglio.
Asymmetries ci presenta una band che dà il meglio di sé quando va a cercare soluzioni non scontate ma anzi distanti dal proprio molo di partenza e, in questo modo, dimostra che la complessità non è necessariamente sinonimo di pesantezza o di difficile fruibilità ma forse proprio il contrario. È stata proprio una bella esperienza farsi trasportare lungo le rotte seguite se non addirittura tracciate da questo sestetto scozzese che si prende un bel sette tondo tondo con l’oramai canonico mezzo voto in più come meritatissimo premio alla fantastica “Still the Night Skies”. Bene quindi i Void of Light, sperando che continuino a scrutare l’orizzonte a cogliere l’inatteso.
(Ripcord Records, 2026)
1. The Passing Hours
2. Silver Mask
3. Ends
4. Still the Night Skies
5. Mirrorings


