
Pete Lambrou è un musicista inglese visionario e sorprendente che avvolge la sua carriera sotto il nome di VLMV. Un progetto di musica elettronica sognante che offre tematiche post-rock e un viaggio intenso alla ricerca di sogni perduti che lasciano a bocca aperta. Nei momenti di quiete e riflessione il polistrumentista descrive attimi di fragilità in un morbido crescendo di melodie sognanti, arrivando a toccare i lati più sofisticati dell’animo per un’atmosfera epica e narrativa. Tutto questo viene racchiuso nel nuovo lavoro in studio There Will Come Soft Rains per la label tedesca Pelagic Records.
Un tocco lento e glaciale avvia nel brano d’apertura “Tribal (A Heart, Self-Taught) dove una melodia drammatica pulsa di linfa vitale sotto un tempo profondo e malinconico. La voce di Pete brilla di una luce oscura con i sintetizzatori che dipingono una sensazione lunare di una struttura triste e fragile, un brano di notevole fattura con una ritmica danzante e struggente. Un inizio sensazionale che collega la seguente sinfonia spaziale di “We Are All Explorers Now”: qui il musicista cambia subito ritmo e idea con una struttura molto simile ai lavori targati Sigur Rós. Nel giro ripetitivo del synth si regge gran parte della traccia lasciando uno schema arioso e misterioso alla voce, che insieme agli archi disegna una melodia precisa e incantevole. “The Pilot” invece aggiunge un tiro più rilassato all’ascolto con intermezzi e bip di contorno, che aiutano la linea vocale a cullarsi dolcemente in un mondo fatato. Un brano stupendo e dormiente che si avvicina alle idee amorevoli in chiave Radiohead dell’ultimo periodo più sperimentale. Le note orchestrali e scintillanti di “Bodies Grown, Pt.1” emozionano a dovere creando una vibrazione cinematografica e vengono stravolte dal tempo grintoso ma eccellente di “In Absentia”, un altro brano toccante e camaleontico. Arriviamo quindi al brano più bello dell’intera posta racchiuso nel pianoforte magnifico di “I Am An Officer”, una canzone grandiosa con una narrazione deliziosa e un ritornello memorabile, che tocca un punto altissimo e un impatto emozionante. Ci avviciniamo alla fine con “Philistine! (Reclaim The Sky!)” su una prima parte post-rock e con un tappeto strabiliante di suoni magnetici che affondano con il giusto equilibrio l’insieme di sentimenti per poi raggiungere un finale liberatorio promettente. La penultima traccia è “Bodies Grown, Pt.2” che riporta l’ascoltatore alla tematica precedente con un pianoforte aggiuntivo malinconico. Chiudiamo infine con il piacevole intreccio di sintetizzatori in “Somnolence In Reverse” che accolgono una calda notte d’estate e una strepitosa colonna sonora raffinata, che ricorda le suite magiche dei 65daysofstatic con una sfumatura climatica d’altri tempi e un incredibile attimo conclusivo.
There Will Come Soft Rains è un lavoro solido e creativo dove la scrittura di Pete disegna un habitat meticoloso che incanta l’ascoltatore con una poesia importante e rilassante.
(Pelagic Records, 2026)
1. Tribal (A Heart, Self-Taught)
2. We Are All Explorers Now
3. The Pilot
4. Bodies Grown, Pt.1
5. In Absentia
6. I Am An Officer
7. Philistine! (Reclaim The Sky!)
8. Bodies Grown, Pt.2
9. Somnolence In Reverse


