
Graditissimo ritorno (almeno per il sottoscritto) degli statunitensi Iron Reagan e del loro thrash pesantemente influenzato dall’hardcore. I Nostri sono in realtà un side-project nato intorno al 2012 per volontà di Tony Foresta (il nome più metal del mondo), cantante dei Municipal Waste, che recluta per la sua nuova creatura Phil “Land Phil” Hall, anch’esso proveniente dai Municipal Waste e Cannabis Corpse, e Paul Burnette e Ryan Parrish (entrambi provenienti dai Darkest Hour). Durante gli anni poi, hanno avuto una serie di cambiamenti di line-up, per poi tornare nel 2025 alla formazione originale. Nel 2012 danno alla luce il loro primo demo, seguito un anno dopo dal loro debutto intitolato Worse Than Dead. Nel 2014 esce il loro secondo disco intitolato The Tyranny of Will, e nel 2017 pubblicano il loro terzo ed ultimo lavoro dal titolo Crossover Ministry. Tutti e tre gli album sono veramente belli (il mio preferito è The Tyranny of Will), e vi invito ad andare ad ascoltarli se non lo avete mai fatto: sono brevi e ricchi di intensità ed energia, e se ascoltati al momento giusto possono risolvervi la giornata. Durante questi primi cinque anni però non si sono limitati a soli tre album, ma hanno anche pubblicato una marea di EP e singoli, senza contare anche una fitta attività in sede live in giro per il mondo. Dopo quasi dieci anni di musica, nel 2020 cacciano dalla band il bassista del momento per accuse di molestie sessuali, e dopodiché decidono di andare in letargo. Letargo che dura cinque anni: nel 2025 i Nostri tornano alla carica ed annunciano di voler tornare a suonare in giro con la formazione originale e con l’aggiunta di un nuovo chitarrista, Adam Guilliams (già attivo in altre band, come i Morbikon o i Disrotter). E finalmente arriviamo a giugno 2026, con l’uscita del nuovo EP intitolato Demonetization, del quale vi parlerò oggi.
La musica proposta dagli Iron Reagan non si discosta molto da quella dei Municipal Waste: un thrashone grezzo e cazzone (nel senso buono del termine), pesantemente influenzato dall’hardcore. E mentre nei Municpal Waste, la componente thrash è quella ad aver più spessore, negli Iron Reagan è vero il contrario, e quindi si sente di più la vena hardcore. Stesso discorso per i temi trattati, che negli Iron Reagan sono più politicizzati ed “impegnati” (le virgolette sono d’obbligo), rispetto ai temi trattati dai Municipal Waste (che di solito ruotano intorno alla triade “bere/fare casino/patata”). In generale, i Nostri fanno quel tipo di musica che a volte è l’unica che ci permette di continuare a tirare avanti in questa valle di lacrime: canzoni velocissime e brevi che spesso non superano il minuto, accattivanti, ironiche, ben suonate (perché stiamo comunque sempre parlando di gente che sa suonare molto bene), che fanno muovere il piedino, e fanno venire voglia di bere fino a crollare, e spaccare tutto ciò che ci circonda. Che poi è un po’ lo stesso effetto che provo quando ascolto i Discharge, ma senza la serietà di quest’ultimi. Questo discorso era vero per i loro vecchi lavori, e fortunatamente questo vale anche per il nuovo EP Demonetization. Durante il loro letargo, gli Iron Reagan hanno avuto modo di ricaricare le batterie, rimpolpare la loro voglia di spaccare il mondo a colpi di riff tritasassi, e questo si sente perfettamente nelle sei velocissime canzoni che vanno a comporre l’EP. I sei brani di Demonetization sono infatti sei pallottole che vi colpiranno dritte nel cervello, e non vi lasceranno in pace per un po’. Demonetization è infatti un EP compattissimo (ascoltate ad esempio “Make It Ugly”), che in pochi minuti vi spettinerà: la voce rauca di Tony Foresta, insieme a riff velocissimi e serrati, cambi di tempo, e ritornelloni epici, come ad esempio in “Parts Unknown” (la mia preferita del lotto), vi trascineranno in un vortice autodistruttivo che vi farà correre al pub più vicino per ubriacarvi, per poi andare a picchiare il primo vigile urbano che vi capita sotto mano.
In conclusione, ottimo e gradito ritorno degli Iron Reagan, che si riconfermano come uno dei maggiori gruppi che sanno mischiare alla perfezione thrash, hardcore, e voglia di fare casino, ma tenendo comunque un occhio di riguardo su cosa sta accadendo al, e sul, nostro pianeta ultimamente. Uno degli EP dell’anno per me!
(Relapse Records, 2026)
1. Demonetization
2. God Don’t Like It
3. Make It Ugly
4. Hood Ornament
5. Parts Unknown
6. Turning Green


