
Gli “emitteri” sono un ordine di insetti diffuso in tutto il mondo, comprendente specie terrestri e acquatiche dalle forme e dalle dimensioni più disparate. Ne fanno parte, tra gli altri, cicale, cimici e cocciniglie. Hemiptera, termine greco da cui deriva la parola italiana “emitteri”, è però anche il nome di una formazione crust punk proveniente da Brighton e attiva da alcuni anni nella scena underground. La scelta di questa denominazione è singolare ma tutt’altro che casuale, dal momento che la band la collega alla propria visione del punk e di chi lo vive, immaginando la comunità con borchie e creste come un insieme di insetti capaci di nascere, adattarsi ed evolvere in un ambiente sociale percepito come ostile e tossico. Oggi ci occupiamo di Until Every Flag is Burned, il primo lavoro sulla lunga distanza del gruppo, pubblicato grazie al sostegno di un collettivo di etichette DIY tra cui figura anche l’italianissima e sempre attenta Shove Records.
Partendo dalla formazione, questa vede Phil alla batteria, Chris al basso, Maxim alla chitarra e, infine, Francesca come voce e violoncello. Ed è in quest’ultima aggiunta, quella del violoncello, che troviamo la particolarità più interessante degli Hemiptera, capaci di unire il suono ruvido e immediato del crust con quello più caldo, solenne ed espressivo tipico dello strumento ad arco. Il disco vive di questo contrasto tra la rabbia in musica del punk, condita dal growl gutturale di Francesca, alternata alla delicatezza del violoncello, a sua volta accompagnata da un cantato pulito che ci ha ricordato da vicino la voce femminile dei Kalashnikov. Passando al titolo, che riflette il contenuto dell’album, è evidente come ci troviamo davanti ad un lavoro dichiaratamente anarcho-punk, in cui la musica è vista come strumento di resistenza verso ogni forma di autorità e oppressione. Ne sono una prova dapprima i testi, concentrati sull’avversione al capitalismo che fagocita il tempo e l’anima (“Vendo il mio tempo, non ho scelta / Giorni che spariscono, sogni che svaniscono / Nulla mi emoziona più” – “Vendo il mio Tempo (pt.II)”), sulla volontà di evadere dalle sbarre fisiche e mentali che ci opprimono (“Tempo sprecato, fiato sprecato, vita sprecata / Rompi le sbarre, fuori dalle mura, rompi le sbarre” – “Lavoro”), sulle macerie dove guerre e devastazione climatica ci hanno condotto (“Non mi resta che camminare / Tra le macerie di questa umanità / Notti nere come il giudizio / Arriveranno estati secche come la morte / Come posso scegliere se quello che c’è è marcio? / Come posso vivere se l’aria è avvelenata?” – “Notti Nere”). Ne è poi la dimostrazione la scelta – azzeccatissima e più che poetica – di musicare il contenuto de Il Programma Anarchico di Errico Malatesta del 1919, che inizia con calma e il dovuto rispetto ma che sfocia poi, nelle battute finali, nell’intransigenza sonora più totale (“Tragedy of the Ego”). A livello di scrittura, i testi alternano l’utilizzo dell’italiano (prevalente) con qualche inserto in inglese, come in “Roaches”, in cui l’inglese “Roaches, hard to kill / Roaches, we survive” si innesta in un contesto interamente cantato in italiano e, peraltro, mostra l’ennesimo collegamento tra il nome della band e quegli esseri così piccoli eppure così capaci di sopravvivere davanti alle avversità. È poi un progetto “anarchico” in quanto profondamente DIY, registrato agli Stuck On A Name Studios di Nottingham, uno dei nodi della rete DIY britannica che collega crust/anarcho-punk, black metal, sludge e hardcore (che ha ospitato band del calibro di Conan, Full of Hell e Primitive Man) e masterizzato presso lo Studio Riot, gestito da Jędrzej Pazurkiewicz della DIY Koło Records e situato nello squat Rozbrat di Poznań, realtà fortemente radicata nel contesto degli squat dell’Europa centrale. Come nota conclusiva, citiamo la preziosa partecipazione di Alex CF di Fall of Efrafa e Light Bearer quale definitivo valore aggiunto ad un album già di per sé più che completo e appagante.
Tirando le somme, gli Hemiptera realizzano con Until Every Flag is Burned un disco elaborato e significativo, che unisce la durezza e l’immediatezza del crust con la sensibilità del violoncello e alterna il registro del guttural growl con un cantato pulito che sorprende e ammalia. Una band che sfoggia due anime: da una parte quella più intransigente di derivazione punk, figlia delle fiamme con cui ripulire la società dal marcio che la infesta e, dall’altra, quella più delicata e introspettiva di chi, seduto sulle macerie, vuole veder sorgere un nuovo sole.
(DIY Koło Records (Polonia), Shove Records (Italia), Exabrupto Records (Messico), Prejudice Me Records (UK), 2026)
1. Vendo il mio Tempo (pt.I)
2. Vendo il mio Tempo (pt.II)
3. Tragedy of the Ego
4. Roaches
5. Lavoro
6. Notti Nere
7. Materasso (feat. Alex CF)
8. Die


