
Songs in the Key of Conan è la personalissima versione della colonna sonora di Conan il barbaro, il film del 1982 di John Milius che aveva come volto principale quello di Arnold Schwarzenegger, che vide proprio in questa pellicola il suo lancio internazionale come attore. Uno Schwarzenegger agli albori insomma, ancora lontanissimo dall’idea di cimentarsi come politico nelle file del Partito Repubblicano statunitense. Idea che lo portò fino alla poltrona di Governatore della California, ottenuta per ben due volte, agli inizi degli anni Duemila, in cui tenne un profilo di gran lunga distante da quelle che erano le idee del partito centrale, ma che sposavano la realtà sociale di uno stato che chiedeva maggiori diritti per tutti. Questa di Conan è solo l’ennesima soundtrack posta in essere dal trio della Bay Area, dopo quelle dedicate a Il gabinetto del dottor Caligari (Wiene 1920), Metropolis (Lang 1927), La notte dei morti viventi (Romero 1968) e Nosferatu (Murnau 1922).
La scelta del sound prosegue per gli Sleepbomb sulla falsariga di quella pachidermica lentezza che da sempre li caratterizza. Suono che in questo caso, vista la tematica della pellicola in oggetto, non può che andare verso un approccio tendenzialmente tribalistico, che pone le percussioni in primissimo piano a livello di impianto sonoro. Songs in the Key of Conan però va oltre, andandosi a contraddistinguere anche per una ricerca volta a sublimare in particolare il lato epico ed atmosferico, attraverso un piglio che sposa la ritualità di un mondo immaginario forgiato intorno all’idea esotica delle popolazioni barbare che consacravano le loro esistenza al culto del sangue e della violenza. L’idea della band ci porta, concettualmente, agli albori del cinema, in quelle origini caratterizzate dall’assenza della colonna sonora, quando la pellicola era scissa dalla musica, e il legame tra ciò che andava sul grande schermo e la sua sonorizzazione era garantita dalla presenza dei musicisti in loco, che eseguivano i brani in tempo reale, cercando di mantenersi in sincronia con quanto accadeva sullo schermo. Songs in the Key of Conan è quindi un disco che è possibile vedere anche come un esperimento multimediale. Un qualcosa di riuscito, perché, anche senza arrivare all’interdisciplinarietà, con l’abbinamento tra la pellicola e il sonoro, l’album ha una sua dignità artistica che lo inserisce in quel novero di album a cui dare almeno una possibilità, proprio perché figli di tentativi di andare oltre il concetto di disco per come siamo soliti intenderlo. Un lavoro a suo modo sperimentale, non fosse altro che per la natura della band, sempre pronta a cimentarsi con sfide stimolanti e inattese. Non tanto questa, del cui valore qualitativo (non del disco ma del film) dubitiamo fortemente, ma per il fatto di aver scelto in passato di sonorizzare lungometraggi che hanno fatto la storia del cinema del secolo scorso, quello “muto” per intendersi. Questo di Conan ci pare un immaginario un po’ troppo metal in senso stretto per attrarre la nostra attenzione. Sangue battaglie e spade sguainate appartengono ai peggiori cliché del peggior metal d’annata. Ma, nonostante tutto, gli Sleepbomb riescono a non farci sentire troppo a disagio, anche perché il nostro è un approccio monodimensionale, limitato al solo audio.
L’unico errore da non fare è quello di guardare al disco come ad una gara a chi ce l’ha più lungo con il compositore della soundtrack originale Basil Poledouris, sarebbe l’approccio più sbagliato possibile in assoluto, sono due mondi inconciliabili che non possono entrare in contatto. E quindi da tenere assolutamente separati. Un album per metallari nostalgici, con l’ennesima copertina imbarazzante.
(Koolarrow Records, 2026)
1. Forged in Steel
2. Blood on the Snow
3. My Father’s Sword
4. Wheel of Pain
5. A Gift of Crom
6. The Price of Knowledge
7. Two Fools Who Laugh at Death
8. The Serpent’s Eye
9. All the Gods Cannot Sever Us
10. Fangs of the Serpent
11. Ascending the Steps
12. The Tree of Woe
13. Fear the Night
14. The Pyre
15. Live Forever
16. Temple on Fire


