
Avevamo perso dai radar The Holy Flesh poco prima della parentesi pandemica. Era il finire del 2019, e, mentre il modo ancora non sapeva che tutto sarebbe stato irrimediabilmente stravolto da lì a poco, alienavamo la altrui gioia del Natale con Emissary and Vessel, album di debutto di questo misterioso progetto britannico. Il tempo, nemico storico numero uno, non ha affatto arrestato la sua corsa e, negli anni, sono infatti arrivati lo split coi Merger Remnant nel 2022, Herald and Adversary nel 2023 e Advocate, Martyr and Redeemer nel 2024. Passano altri due anni, arriviamo ai nostri giorni, e The Holy Flesh è nuovamente on fire con questo suo Notturno, uscito a metà di questo nefasto 2026. Dalle scarne note allegate al disco apprendiamo che si tratta di un concept ispirato al Notturno di Gabriele D’Annunzio, opera realizzata a Venezia nel 1916, mentre il poeta era costretto all’immobilità e al buio assoluto a causa di un grave incidente aereo in cui perse l’uso di un occhio. È un D’annunzio diverso quello che compone Notturno, lontano dagli eccessi trionfalistici del superuomo, qui più che mai fragile, vulnerabile e profondamente umano e che, infatti, esplora la sofferenza fisica, e la solitudine, attraverso una trama che si dipana in tre piani temporali distinti: il presente della malattia, i ricordi della guerra e la memoria dell’infanzia in Abruzzo.
Cantato in Italiano, il disco degli Holy Flesh è un invito alla riflessione che, però, non guarda al minimalismo introspettivo e intimista, ma è invece costruito intorno ad una visione eccessivamente estremizzata del sound a cui ci aveva abituato il progetto inglese in passato. Un album maestoso, dai toni eccessivi e drammatici, quasi teatrale, che mostra una realtà che sembra volersi rifare a quel “ritta sulla cima del mondo, scaglia la propria sfida alle stelle” di marinettiana memoria. Quello con il Futurismo è un paragone che nasce sulla falsariga del momento storico, gli anni Dieci dello scorso millennio, ma che, a ben guardare ha un suo senso, anche a livello di estetica. The Holy Flesh non fa infatti mistero di voler andare a ricercare la bellezza (del gesto eroico, e dirompente per i Futuristi, e del valore supremo della vita, unico principio guida dell’esistenza, concepita interamente come un’opera d’arte per D’Annunzio) attraverso un disco coraggioso, e ambizioso, che mostra un progetto veramente a fuoco, in ogni suo aspetto.
Un album che esplora la follia grazie ad un altrettanto folle approccio psichedelico, messo al servizio di un estremismo sonoro che non può, e non deve essere visto solo come derivativo del black metal, errore (grave) che in molti hanno commesso nel momento in cui hanno provato a raccontare il disco. Notturno è un album angosciantemente atmosferico, caratterizzato da una forza interiore intrisa di estrema malinconia, e di un respiro catartico, ricco di sfumature, che necessita la massima attenzione per poter essere capito, e apprezzato a fondo. Un album tormentato, che mescola momenti esoterici e liturgici, in cui sembra quasi di poter toccare con mano la decadenza cantata in un italiano praticamente perfetto.
(Autoproduzione, 2026)
1. Aegri Somnia
2. Teschio d’Orfeo
3. Vide Cor Meum
4. Il Testamento del Sangue
5. Imbres Effugio


