
Continua l’affascinante percorso introspettivo di Lucy Kruger & The Lost Boys, che a distanza di un paio d’anni da quel A Human Home che ci aveva permesso di fare la sua conoscenza, torna a deliziarci con il suo delicato racconto, questa volta orientato alla rielaborazione dell’infanzia. Pale Bloom (settimo album in poco meno di dieci anni) alla lettera suonerebbe come un qualcosa che richiama una fioritura decisamente scialba, pallida, ma a noi, forti anche della liaison intellettuale con la Kruger, piace pensare che si possa andare a interpretare il tutto come una sorta di bellezza fragile, sofferta e malinconia. Un bellezza tipicamente autunnale, in netto contrasto con la fastidiosa esplosione, non solo cromatica, della primavera.
L’atmosfera del disco è quindi da inquadrare come un qualcosa di estremamente delicato, proprio perché tocca il profondo dell’artista berlinese (di adozione, ma sudafricana di nascita), che si apre, non senza il timore di essere oggetto degli strali altrui, ma, al tempo stesso, assolutamente consapevole della necessità di dover compiere questo passo, in modo da liberarsi dei/dai vincoli di un’educazione rigorosa di stampo religioso. Come negli album precedenti (che nel corso dei mesi scorsi abbiamo recuperato) anche in questo caso il carisma della Kruger emerge in modo netto, colpendoci al cuore, laddove siamo più sensibili, dove le certezze vengono meno. Veniamo infatti catturati, in tempo praticamente reale, da un lavoro che si fa apprezzare in modo completo e profondo, lentamente, ascolto dopo ascolto. Un album intimista, nostalgico e suggestivo, che diventa anche il viatico per suggellare un’intimità con la Kruger, e con il suo mondo incantato, attraverso una liaison (intellettuale e di intenti) che non esitiamo a definire inquietante.
Pale Bloom è un disco oscuro, quasi funereo come approccio, che mostra quasi con orgoglio il proprio lato depressivo, utilizzato come strumento per provare a cogliere la struggente e profonda bellezza che si cela dentro/dietro i nostri ricordi più lontani. Un disco sublime, costruito con grazia intorno all’inquietante segreto del passato che si cela dentro di noi, e rivolto all’idea che, un giorno, arriveremo a vedere quella flebile luce in fondo al tunnel che chiamiamo vita. Lucy Kruger segna il passo con un album che le permette di mettere in mostra tutto il suo talento, fatto di illuminazione emotiva, di creatività, di armonia con l’universo. Un talento che la eleva ad uno stato di grazia, che ce la mostra in grado di sublimare tutta la nostra necessità di trovare momenti di intrigante trasporto, e seducente sensualità.
(Unique Records, 2026)
1. Bloom
2. Damp
3. Ambient Heat
4. Adder
5. Nectarine
6. Animal/Symbol
7. Reaching
8. Woolf
9. Ghosts
10. Anchor
11. Fawning


