
Jensen Tjhung e Tom Lyngcoln, reduci dal discreto successo del loro album collaborativo Escapist Blues del 2022, scelgono di allargare il progetto, e inglobano Lee Parker e Isobel D’Cruz Barnes, con cui danno vita ai Missing, realtà che affrontiamo oggi, in occasione della recente pubblicazione del loro disco di esordio. Un album decisamente interessante, che va a porsi, sin dalle primissime battute, in netto contrasto con il passato più recente del duo, oggi trasformatosi in quartetto. Se, infatti Escapist Blues era un’esperienza ai limiti, intensa, costruita con un approccio quasi claustrofobico, Cities Without Rivers è un qualcosa di completamente differente, di vivo, pulsante, che colpisce al cuore, perché è proprio dal cuore che proviene.
Un disco che esalta ogni respiro, ogni rumore, ogni battito cardiaco del quartetto, attraverso un oceano di suoni che finiscono per sovrapporsi, creando uno spazio-tempo alieno, estremamente affascinante, in cui si rincorrono silenzi, e sussulti caldissimi. Un disco che è frutto di un’unica sessione di registrazione, dal vivo, che risale a qualche anno fa, ma che ha dovuto affrontare tutta una serie di revisioni in sede di mastering, prima di raggiungere la forma definitiva che possiamo ascoltare oggi, grazie alla lungimiranza dell’australiana Solar/Sonar Records. Tra musica tradizionale, blues jazz nerissimo e improvvisazione, Cities Without Rivers racconta un crescendo di emozioni intimistiche, che non sembrano trovare definizione e pace. Non c’è un vero filo conduttore a livello sonoro. I brani si lasciano andare, deragliano, e poi tornano al loro posto, fino a destinazione. Il tutto attraverso un imprevedibile percorso ad ostacoli, dissonante, ostico, ma sempre passionalmente infuocato. Un disco che fa molto più rumore di quanto possa sembrare. Non lo fa nel modo usuale, alzando il volume, ma scendendo in profondità, con caparbietà, e senza fare sconti. Un viaggio sussurrato, silenzioso, celebrato attraverso ritmi rallentati, arrangiamenti minimali e atmosfere rarefatte e depresse.
Un’attitudine ancor prima che una scelta sonora, che tradisce una fragilità emotiva, che rappresenta la vera cifra qualitativa dell’album. Album che celebra la stasi attraverso la sua dinamicità intellettuale. Quello che emerge, al di là delle scelte stilistiche, è la sensazione che con i due nuovi ingressi si sia arrivati ad uno status di band a tutti gli effetti, e che, quindi, si possa pensare ad un futuro (magari prossimo) in cui potremo andare ad ascoltare le loro nuove divagazioni musicali di una realtà che, nonostante lavori insieme da un tempo relativamente breve, mostra una forte coesione, ma soprattutto un gusto sublime.
(Solar/Sonar Records, 2026)
1. Prayer
2. What If Nothing Changes
3. Hong Kong Blonde
4. Nightclub
5. Sang Som
6. Cities Without Rivers
7. Txt War


