
GRIND RAILS NOT ANIMALS! Questo è il motto dei Fadead, e per me la recensione potrebbe finire qua: un bel 10 e tutti a casa. Poi vabbè, vince la ragione sul cuore, e quindi qualcosa in più la si deve pur scrivere… I Fadead sono un trio proveniente dalla Brianza dedito ad un grindcore puro e cristallino, e ben ancorato alle basi del genere. All’attivo hanno pubblicato tre dischi (Terra Ferita del 2022, e due senza titolo, uno nel 2022, e l’altro nel 2024), uno split con gli americani Artificial Extinction (2024), e da poco (27 maggio) è uscito il loro quarto lavoro intitolato Capitalizing On Suffering. I Nostri sono una creatura interessante. La loro prima caratteristica è che non gli piacciono i titoli delle canzoni: eccezione fatta per Terra Ferita, in tutti gli altri dischi non troviamo infatti un titolo manco pagarlo, ed i brani sono intitolati semplicemente “Untitled” oppure con un numero romano. La seconda caratteristica è la totale assenza di un batterista (e fanno bene aggiungo io: si sono risolti un mucchio di problemi), ed il tupa-tupa-tu lo fa il computer (l’unica eccezione è, ancora una volta, per Terra Ferita). La terza caratteristica riguarda il messaggio che vogliono lasciare: da quello che ho capito, sono messaggi pro-animalisti, e questo gli fa tantissimo onore. Ah, e stanno pure in fissa con lo skate, quindi il mio fanciulletto interiore (cit.) è contentissimo.
Ma veniamo alla musica. Il grindcore proposto in Capitalizing On Suffering attinge a piene mani alle strutture classiche del genere, e lo fa in maniera egregia, e spesso mi ha ricordato da vicino il grindcore dei maestri Brutal Truth, dei Wormrot, e dei grandissimi Hungry Like Rakovitz. In Capitalizing On Suffering troviamo quattro canzoni originali (tutte e quattro intitolate “Untitled”, come dicevo nell’introduzione), e la cover di “Radioactive Green Vomit” degli italiani Terror Firmer. Tutti i brani sono suonati egregiamente, e grazie anche ad un’ottima produzione (ma non super-compatta come capita spesso ultimamente), ogni singolo elemento suona benissimo. Le canzoni sono strutturate bene, con bellissimi cambi di marcia (ascoltate ad esempio la terza traccia), alternanza di timbri vocali, ed in generale un incredibile groove (lo so, è una parola odiosa, ma ancora non ho trovato un sostituto italico che renda l’idea in misura uguale) ed una passione che esplodono a ogni singola nota. L’album dura meno di dieci minuti, quindi fate prima ad andare ad ascoltarlo che a leggere la recensione, ed è forse questa l’unica nota negativa: cari Fadead non mi potete solleticare l’interesse con cinque brani e basta, esigo di più, soprattutto quando la qualità è così alta!
Comunque sia, Capitalizing On Suffering è proprio bello, e spero proprio che i Fadead continuino a partorire queste piccole perle nel futuro, perché è di gruppi così che il grindcore ha bisogno.
(Autoproduzione, 2026)
1. Untitled
2. Untitled
3. Untitled
4. Untitled
5. Radioactive Green Vomit (Terror Firmer Cover)


