
Strania, spiazza, sfugge, questo ritorno dei Ljuset dopo i due EP del 2012. Sarà forse per questo che è venuto fuori qualcosa di ammaliante e affascinante. Simon Johansson (Bhleg) a strumenti e composizione ed Emanuel Tägil a voce e testi (coadiuvati da Dennis Skoglund alla batteria) riescono nell’opera di costruire un ponte tra black metal (avanguardistico, sperimentale, pur sempre black metal) e il post-punk/new wave grazie a otto pezzi che raramente decidono da che parte andare e soprattutto fermarsi.
La testimonianza diretta di ciò che è stato vergato nell’introduzione a questa recensione è il passaggio tra le prime due tracce, ossia “Horisonten” e “Draken” (peraltro primo singolo estratto dal disco a inizio maggio). Se la prima, aperta da un melodico e naif riff di basso che lascia la parola a un sognante tremolo picking, sembra ascriversi all’universo di un certo modo di suonare black spaziale, atmosferico e melodico (vengono in mente Borknagar, Solefald e qualche altra esperienza soprattutto finnica), “Draken” si muove dichiaratamente tra le righe del dark e del post-punk anni Ottanta, con basso “dritto” e pulsante, batteria in quattro quarti e chitarra ipnotica. Il tutto però “sporcato” dallo screaming di Tägil (curiosi, stuzzicanti, certi passaggi e bridge che sembrano pescare invece e paradossalmente dalla NWOBHM e dai primi vagiti heavy metal nella seconda metà dei seventies). L’atmosfera volutamente creata dalla produzione, di certo non raffinata ma allo stesso tempo di ottimo valore, sembra riportarci alle scelte che due band fecero con i loro secondi dischi del 1996, ossia Arte Novecento dei Novembre e Brave Murder Day dei Katatonia che vedevano dietro al banco quel Dan Swanö che tanto ha dato alla nostra musica preferita. “Elden”, terza traccia dell’album, si pone di nuovo in un ambito lievemente più tradizionale con, oltretutto, delle splendide armonizzazioni vocali che sembrano uscite dal cappello da mago di Kristoffer Rygg (che tanti ricorderanno col nome di battaglia Garm). Chiude la prima metà del disco forse la canzone manifesto di come i Ljuset intendono proporre musica. “Vännen” include tutte le varie derive che abbiamo già riscontrato nei precedenti brani, impreziosita da una linea vocale in clean molto originale e catchy. I pezzi ascoltati finora confermano oltretutto che le sorprese possono arrivare in ogni momento e quindi invogliano l’ascoltatore a seguire lo stream of consciousness musicale con molta attenzione. “Hämnden” è forse l’episodio più debole di tutto l’album, si ha l’impressione che il duo quasi si incarti per cercare qualcosa di originale. Il pezzo è comunque godibile e con una potenziale resa live molto valida. “Solkatten” è invece un’altra ottima canzone, con un andamento simile a “Vännen” e che, come questa, mostra un buon compendio della proposta dei Nostri. Il settimo pezzo è “Nyckeln” e sarebbe stato bene in chiusura, con quella sensazione di malinconia e, sì, anche soddisfazione che trasmette. Di nuovo piacevolissima la scelta della melodia vocale e come le corde dialogano, col basso a fare da bordone alle svisate vertiginose ed eleganti della chitarra, fino allo sfogo finale in blastbeat che riesce a essere molto vicino al blackgaze. A conclusione di tutto la canzone più lunga di tutto il disco, ossia “Hjälten” che conferma che il duo sa benissimo come si fa a unire e legare estremità molto lontane senza mai perdere l’orizzonte, mettendo nel pentolone persino un assolo di chitarra finale.
Di certo non un presentabile esempio di prolificità e produttività, i Ljuset si riaffacciano nell’universo della musica estrema in modo molto raffinato e personale, mostrando che è preferibile avere voglia di comporre e suonare quando c’è l’ispirazione invece che saturare il mercato con dischi fatti tanto per fare. E nell’album qua trattato di ispirazione, insieme a tante altre cose, ce n’è e non poca. Ciò che più intriga è, appunto, come Johansson e Tägil riescano a far uscire qualcosa di molto originale mischiando atmosfere e ispirazioni lontane anni luce, facendolo peraltro con tanta intelligenza. A questo punto si ha il desiderio che i due abbiano voglia di tornare in sala prove presto per testare e confermare il loro saper fare.
(Silent Future Recordings, 2026)
1. Horisonten
2. Draken
3. Elden
4. Vännen
5. Hämnden
6. Solkatten
7. Nyckeln
8.Hjälten


