
Iniziamo, non ce ne vogliate, con una nota un po’ personale. I Klimt 1918 sono come quegli amici sui quali sai che puoi sempre contare, che magari spariscono per mesi, anni in questo caso, ma quando riappaiono, seppur con vestiti diversi, acconciature diverse, esteticamente diversi insomma, ti basta un attimo per ritrovare quel feeling antico, che ti fa godere della loro amicizia e ti fa sentire quasi privilegiato se loro hanno scelto te come amico. Chi scrive non conosce personalmente i membri della band, ma la storia musicale dei romani ha fatto parte della sua vita e della sua crescita sin dal primo EP. I gusti sono cambiati nel tempo, l’approccio della band alla musica creata pure, con un’evoluzione che può aver stancato e allontanato alcuni o all’opposto avvicinato altri. Eppure, a ogni disco sembrava che le connessioni fossero sempre vive, e ogni volta le canzoni si adattavano perfettamente alle passioni musicali del momento dell’autore di questo scritto. E anche stavolta è andata così, con un nuovo lavoro che, a distanza di dieci anni dal precedente, ha rinnovato una fiamma, un ardore, un amore mai sopiti.
E proprio di questo ci parla Àmor: concepito in tempi di pandemia, di lontananza fisica dagli affetti, di freddo, si contrappone al precedente monumentale Sentimentale Jugend non tanto per le sonorità, che di fatto ne continuano l’evoluzione, ma proprio per il calore, la potenza espressiva e lo slancio vitale che, al netto della caligine e della nebbia che i riverberi delle chitarre addensano, emergono con una forza nuova per la band. Ciò che rende appagante l’ascolto dell’album è il modo in cui ogni singolo tassello sia nella posizione perfetta: le chitarre (Claudio Spagnuoli e Marco Soellner) suonano shoegaze quando è il momento di farlo, ma sanno farsi più carezzevoli o all’opposto graffianti quando, in un susseguirsi emotivo continuamente cangiante, le atmosfere decidono di cambiare. In tutto questo la voce di Marco non si staglia da protagonista ma vive galleggiando sulle onde sonore arricchendole e funzionando lei stessa da strumento aggiunto. Parallelamente la sessione ritmica con le sue linee di basso di Davide Pesola spesse e precise (quasi post-punk alle volte) e la struttura solida e puntuale di Paolo Soellner costituiscono delle fondamenta e delle pareti adatte a supportare i muri di suono e i synth che i Nostri impiegano nelle strutture dei propri brani. Infine la produzione, calda e avvolgente, riesce a dare il giusto peso ed equilibrio al tutto rendendo i pezzi armonici e fruibili in un ideale continuum. Questa probabilmente è la chiave di volta per capire e amare (appunto!) Àmor: il disco va avvicinato piano, con pazienza e dedizione, non coinvolge subito se non per alcuni pezzi, ma con calma e con un ascolto non dei singoli momenti ma della sua interezza, riesce ad un certo punto a sprigionare la sua forza evocativa. E allora sì, davvero, capiamo di quanto slancio vitale i Klimt 1918 abbiano voluto innervare questa loro ultima fatica, che si rivela essere forse, alla fine, quasi più immediata nell’ascolto del precedente Sentimentale Jugend, forse davvero troppo vasto e monumentale. Qui i Nostri elogiano la vita e la voglia di reagire nonostante tutto, ma lo fanno con gli strumenti e lo stile a loro più consoni oggi. È un album malinconico se vogliamo, perché fa pensare ai momenti persi, agli abbracci che non ci sono più, e fa desiderare quelli che ancora devono esserci.
Se pensate di avvicinarvi guidati dalla malinconia del risentire i Klimt di Undressed Momento o Dopoguerra allora lasciate perdere, non fa per voi. Ma se aprite il cuore e la mente e vi lasciate conquistare da Àmor allora, ve lo assicuriamo, non riuscirete più a fare a meno di questi pezzi e soprattutto di brani come il dittico “Nihil Vltra” – “Eros” (uno dei picchi del disco con un sax da brividi) e la title-track, per chi scrive le punte di diamante di questo album. Ultima nota in chiusura: se possibile acquistate la versione Deluxe, avrete una sorpresa che, ne siamo certi, vi butterà giù dalla sedia mentre ascoltate il disco!
(Prophecy Productions, 2026)
1. Dream Core
2. Aventine
3. Nihil Vltra
4. Eros
5. Nexus
6. Un Été Invincible
7. Arcade
8. Àmor
9. Petricore
10. Aftersun
11. Mountain


