
Del sesto album dei A Forest of Stars, Stack Overflow in Corpse Pile Interface, sono uscite due diverse versioni. Quella standard, e quella Deluxe di cui vi parliamo oggi, a doppio CD. Da una parte troviamo il disco per intero, con le sue sei tracce che coprono l’impegnativa durata di oltre settanta minuti. Nel CD bonus invece abbiamo l’intero EP a tre tracce (per altri ventotto minuti) Ticket to Writhe. Il tutto racchiuso in un packaging a sole 400 copie, fatto apposta per ingolosire che comprende anche nove cartoline artistiche a colori, avvolte in carta velina, sette fotocard individuali della band in un portafoglio, e un biglietto di auguri (con sigillo impresso a mano e numerato individualmente). Busta interna con logo argentato, avvolta in tessuto e rifinita con cordoncino (realizzata e assemblata a mano).
La band del West Yorkshire rappresenta ancora oggi, a distanza di anni dalla sua genesi, che possiamo individuare all’incirca intorno al 2008, un qualcosa realmente difficile da inquadrare musicalmente parlando. Caratteristica che, se per noi, è decisamente un punto a favore, per la stragrande maggioranza degli utenti, ancora al proprio bisogno di certezze, anche a discapito della qualità e dell’originalità, diventa invece un fardello che rischia di tarpare le ali al combo britannico. Anche il loro più recente album va esattamente in questa direzione, continuando a spiazzare l’audience internazionale grazie a tutta una serie di granitiche soluzioni dalla forte connotazione inquietante che non possiamo che inquadrare come atipiche in ambito metal. Dobbiamo dunque pensare a Stack Overflow in Corpse Pile Interface come a un album avanguardista? La nostra risposta non può che essere affermativa, su tutta la linea. Anche se, ci punge vaghezza sottolineare come si tratti di un disco che, pur raccogliendo l’eredità di un filone psichedelico che ci riporta agli esperimenti sonori degli anni Settanta più acidi, è ancora distante dall’affermarsi in modo netto. In altre parole, c’è ancora molto da lavorare per la band britannica, ci sono da limare tutta una serie di dettagli secondari che, però, alla lunga finiranno per dare quel qualcosa in più alla resa complessiva, rivelandosi tutt’altro che marginali.
Provando a riguardare il tutto da una diversa prospettiva ci viene il dubbio che le nostre (limitate) perplessità possano esser figlie della lunga attesa (otto anni fa usciva il loro album precedente Grave Mounds And Grave Mistakes) che ha iniziato a creare in noi un’aspettativa forse eccessiva, che col tempo ha raggiunto dimensioni eccessive. In sintesi, crediamo di non allontanarci troppo dalla “verità” nel momento in cui ci spingiamo ad affermare che Stack Overflow In Corpse Pile Interface sia da vedere come un album monumentale, avvincente e creativo, ma, in taluni frangenti un po’ troppo ostico.
(Prophecy Productions, 2026)
1. Ascension of the Clowns
2. Street Level Vertigo
3. Mechanically Separated Logic
4. Roots Circle Usurpers
5. Sway, Draped In Vague
6. Not Drinking Water
7. A Little Man and a Hearse and the Whole World Widow
8. Ahomismal Phantom God
9. Autophage Road Mage


